UN ALBERO

Un vago albero

i cui rami son ruscelli

bevono alla sorgente del sole,

i pesci squamati d’argento

cantano come perle,

padroneggiano i miei capricci.

Poi una donna dalla bocca di fragola,

di rose vermiglie che s’aprono come conchiglie

è fiamma braccata dalla linfa dei desideri,

amante irresistibile impastata di rosa

sotto l’albero rotolandoci

fra carezze di rugiada.

Il suo delirio,

il suo amore ai miei piedi

feriti dagli aghi di pino;

le conchiglie dei suoi occhi corvini,

limpida sotto le sue smagliature-

fucina di tutti i miei sogni.

In questa foresta che brilla

di cento uccelli muti

nella notte dell’albero

sei un fiore bruciato nell’aria erosa,

nessun altro colore ha il sopravvento-

si manifesta in un sentiero di carne.

Distillare le coppe del tuo oro nero

sino all’ultima goccia di sonno.

LO SPOSALIZIO

Scintillio di stella ocra,

rosa selvatica della mia terra

bella e luccicante come un petalo di luna

che amo in ogni onda della mia vita.

Sei la mia lancetta delle ore,

papavero rampicante, dolce garofano

sinché muterai il mio cuore

dal lutto al fuoco.

Giungesti e io scrissi lettere brucianti:

volarono ardendo sulla tua fronte,

sulla tua pelle di ciclamino,

sull’alfabeto d’oro delle tue colline.

Ora sarei felice come un bimbo

con l’aria e la terra,

con la tua bocca di rose

sarei felice con te.

La purezza della tua anima

candida come un giglio

è fiamma d’un anello d’oro

che ti porgerò come dono nuziale.

LA ROSA BIANCA

Attraversai selve, distese,

fiumi e paludi, tutto

il nostro pianeta verde;

poi una dirittura d’argento

scivolò nel vento d’una notte

tagliata come la tua stella errante.

Passerò con la rosa bianca

chino sulla sua nave dorata-

aprirà i suoi sentieri di glicini:

attenderò un cenno d’assenso

per il suo chiarore notturno,

il suo liquido amniotico trasparente.

Uccelli d’alluminio vibrano

fischiando e crepitando-

volgerò alla gioia quando lambirò

i petali dei tuoi occhi oceanici,

scenderò dalle stelle

amando il nostro viaggio felice.

La luce dell’aria é viva

come lapilli di vulcano,

accende ad ogni ora la terra

sebbene l’inverno serri fiumi,

noi ci conosceremo nella magia

quando arderà la vita nella neve.

LA TUA FIGURA E’ UN AGRIFOGLIO

Distante da te

un fiume d’acqua passa nell’ombra,

tu sei nell’oscurità che lo nomina

avvolta nelle tenebre

sotto un cielo gravido di pioggia

ma la tua figura è un agrifoglio in me.

Hai una veste azzurra

bella e adorna

come il mondo da una stella.

I crepuscoli del cuore cadono nell’oblio,

volteggi nella rete del mio cielo

come un falco che mi ghermirà.

Parli e non parli,

fuoriescono uccelli dal nido della tua lingua,

canarini finalmente liberi

cantano la melodia d’un arco canoro-

preludono al velo del crepuscolo,

sarà un pulviscolo fitto di visioni colorate.

Non vedo né giacinti

né muri ornati d’acacie,

inalo solo l’ossigeno dei tuoi fianchi snelli,

dei seni aguzzi.

Sarai la luna e l’ultimo crepuscolo

per giocare in una danza all’eco dei gemiti.

AURORE DI TRECCE

Lasciami la fragranza di sale dei baci,
te che fosti il gladiolo selvaggio
d’ideali strappati alle stelle
in uno spleen di rassegnazione –
ora invece mimosa d’un verde prato fiorito
presso il frangersi infinito di onde.

E’ il suono dal timbro di cielo
dei tuoi capelli e dei baci salati
al giacere uniti sulla sabbia fine –
il bagnasciuga assomiglia al nostro amarci
in una rena d’amore, accarezzandoti
nel velo di timide e umide aurore di trecce.

LA MAGIA DEL DESTINO

Il vento ulula sulla mia solitudine,

senza di te il cielo è senza sole

e, la notte, privo d’astri scintillanti

ma quando incrociamo lo sguardo

tovaglie di neve sfavillano,

finestre s’apriranno in venti di passione.

Quando ci guardiamo negli occhi

coi riflessi neri delle tue iridi

la paura si smarrisce-

immagino un futuro roseo

mentre nella tua assenza

si svuota lo spazio siderale.

Vali più di mille baci,

la vita meno del tuo amore

e mentre muore un daino trafitto da frecce

non avanza che il tempo di provare

a conquistarti, farfalla libera,

unica come una rosa nel deserto.

Cadono e muoiono gli uccelli

ma andremo sino alle stelle

camminando spediti senza ombre

in un sentiero ornato di glicini.

Tutto sarà palese sotto la seta delle lenzuola

che ci attendono baciate dalla magia del destino.

IL SILENZIO ACUTO DEL MATTINO

Alla memoria di mio padre

Ho annodato
a ciottoli levigati
il fluire dei miei ricordi.
Forse era l’aurora cremisi
che si specchiava nei solchi
delle rare onde,
forse la magia
del silenzio acuto del mattino.
Forse la quiete infinita
ed il confluire d’umane speranze
tipici d’ogni alba
in qualunque angolo del mondo.
Forse un po’ di tutto ciò
mischiato all’amore per la vita:
e noi in simbiotica armonia
su quei greti ci trovavamo,
padre,
ed era l’acuto silenzio
delle nostre illusioni,
la genesi
delle nostre buone intenzioni.
Era la folgorante attesa
d’un alito di luce
a farci muovere, padre,
laddove ormai sono avanzate
poche manciate di rena
e l’acqua ha reso canute
persino le amiche conchiglie.

Agosto 2001.

Poesia vincitrice assoluta del Premio Age Bassi-Città di Castiraga Vidardo (LO) 2002.

Pubblicata dalla rivista nazionale Poesia nel 2002.

SUL LUNGOFIUME

Piante maggiori

coinvolte nel fuoco,

bionde o brulle, bruma o rugiada,

fiori estremi maledetti.

I tuoi seni di grazie accettate,

risate fra gli alberi, corse affannate.

Sono venti d’uragano.

Uragano che protegge le sue creature

frantuma steli di luce

assegna erbe agli insetti

nelle fumate dell’autunno,

nelle ceneri dell’inverno.

Randagia dalla fronte spianata,

il suo cuore, i suoi occhi-

è un astro,

le sue orbite palesano i pensieri:

trapuntati veleggiano in un gruzzolo di luce

nel tepore della stagione delle rondini.

Sul lungofiume di ramature

palpebre dischiudono intriganti occhi bruniti

dal bagliore dell’eco del fuoco.

Sul lungofiume dalle labbra umide

sognando la tua anima d’ombra

svanisce ogni assedio di pena.

IL MIO CIELO

Il mio cielo è un reticolo colmo di fameliche aquile.

Nell’ocra crepuscolo è una nuvola di pane raffermo.

I sui colori sono figli del vento,

identici all’anelito alle tue forme sinuose.

Hai labbra di velluto ed occhi di quarzo-

fai vivere in me infinite, ovattate visioni di sogni.

Nell’orbita delle stelle brilla uno spicchio di luna.

Notti di stelle silenziose, delle tue ciglia asciutte

come, nel rosa del dì, in ogni sentiero ornato di glicini.

In te il sogno è ogni giorno:

sei come la brina in un campo di corolle-

penetri l’orizzonte con l’indelebile presenza.

Hai acceso il mio cuore con una lampada,

quella delle mie orbite ti fa rosei i piedi di velluto.

Fanciulla giunta da distanze siderali,

i tuoi occhi nocciola sfavillano fra gli astri.

Monsoni stanchi passano sopra al mio cuore,

dai sepolcri si son trasmutate le tue origini.

Bimba con le spighe dorate dei capelli,

sei colei che soffia di brezza marina illuminando le foglie,

profumata di petali di rose.

E’ ora di percorrere altra via, in cui lei s’apra in un canto.

Ah seguire la strada che s’avvicina alla sua anima candida

con i suoi occhi aperti fra la rugiada.

QUANDO INCROCIO I TUOI OCCHI

Capelli neri come il cielo che fa da manto.

Quando incrocio i tuoi occhi

finestre spalancano le braccia,

tovaglie di neve sfavillano.

Si schiudono i desideri dell’infanzia

per la bramosia cantata in sordina.

Quando incrocio i tuoi occhi

ogni ombra di tema svanisce,

si dissolve il veleno dell’erba dei campi.

Dai rovi nelle ruderi dei templi

sortiscono frutti di fuoco vermigli,

il mosto della terra annega le api.

Quando incrocio i tuoi occhi

si svuota lo spazio siderale,

le onde lambiscono i bagnasciuga

i leoni, le cerve, le colombe

tiepidi d’aria pura

mirano nascere la nostra primavera.

Quando incrocio i tuoi occhi

le pareti scottano di nuova vita,

dentro il nostro letto di natura

è eretto d’innocenza,

sempre più nuda e schiava

d’un eterno gioco di foglie.