Vederti nuda

Vederti nuda

è come la vista d’un panno bagnato,

è scorgere la tua luce di luna

mentre sei azzurra come il cielo stellato

con le punture dei suoi copricapi-

hai fronde rampicanti tra i capelli-

tu sei la vera luna enorme e gialla

come l’estate in una Chiesa d’oro.

Vederti nuda è vedere te minuta

come una delle tue unghie

dalla pittura rossa.

Nascerà un nuovo giorno

e t’addentrerai fiera nel sotterraneo

del nostro mondo lucente.

C’immergeremo giunti in una galleria

umida e pregna di speranze

dove si sfoglia e s’accende

la tua chiarezza e la tua unicità

come una rosa muschiata nella neve.  

I papaveri dei tuoi baci

Radice della mia sete errante,

goccia di luce

che occulta il disco del sole.

Fiore del mio cuore,

terra amica dei miei baci

acqua viva scorre liscia

come l’olio, a volte

in una cascata di passione;

sei un palpito iridescente,

una farfalla quando scende il crepuscolo.

Per quest’immensità d’amore

non vi è più nulla nel cielo o sulla terra,

solo i papaveri dei tuoi baci.

Gli astri brillano rossi

come il nostro fuoco d’amore.

Tutto sei e io ti amo.

Ti chiamo, cavaliera leggiadra

e sempre rispondi.

Sei la luna sopra le zolle,

fiore del mio cuore

che, prostrandomi ai tuoi piedi,

adoro in questa vita.

Onde

Stanotte ti dedico due paragrafi di cielo

per narrare dello splendore della tua stella:

s’è azzurrata nei riflessi del crepuscolo dei giorni.

Neve a chiazze si spargeva tra i fili d’erba

ed io non mi posso scordar del tuo viso angelico,

bocciolo di rosa che m’hai strappato alla tristezza.

Subito sei stata la voce del silenzio giallo

che m’irrigava sgualcendo il lembo della malinconia…

…ora non parlare, lascia filtrare quel raggio segreto di luna.

Come se passassi attraverso la cruna d’un ago

subito diventasti il fuoco di meraviglia di quella neve

e nel cielo l’aquila che danzava negli squarci di sole.

Tu che hai rotto l’involucro di plastica di giorni identici

accendendo le pareti della stanza nel latte di cielo dell’inverno

chissà se già sognavi di me col capo reclinato sul cuscino?

Ti ringrazio per aver divelto il chiavistello della solitudine:

serrava un portone senza nome – con un gioco di sussurri

ora insieme alla eco dei tuoi gemiti accendono notti di brezza marina.

Noi siamo le onde che galoppano

fino ad essere una sola idea con la volta stellata.

Un autunno di regali

Prima che scoccasse un incendio

incontrai i tuoi lucenti

occhi corvini di stella;

camminavo a tentoni

sul selciato delle vie acciottolate-

tutto il nostro emisfero

attendeva me e te mano nella mano

in un sentiero ornato di glicini.

Non dovetti più combattere nell’arena,

iniziai a scorgere i tuoi occhi

di libellula libera.

Prima ogni ardore era indelebilmente estraneo,

tutto appariva lontano e necessario

sinché la tua bellezza e i sigilli del tuo nome

non caddero su di me e prepararono

un autunno di regali.

Un binomio

Saranno giorni al tuo fianco

col sapore della tua pelle, la bocca,

i baci.

Dalle mie labbra ora dimenticate

fuoriescono radici d’acqua-

le reti non trattengono la tua memoria

come terra acida e incolta

dove però germinerà rigoglioso il seme

dell’amore.

M’avvicinerò, issando uno stendardo,

alla luce del tuo volto,

agli occhi nocciola di stella

intarsiati d’incantevoli pagliuzze-

gusteremo insieme il sapore d’un frutto

di madreperla.

La dimora sarà la nostra patria.

La mia simmetrica figura statuaria,

la mia chioma di farina e di sale

non possono non scalfirti l’animo nei sogni.

Innumerevoli anni che avrei dovuto vivere

giunto a te in un grappolo

sinché avremmo lambito il firmamento,

ascoltando il silenzio delle stelle,

lieti d’essere un binomio destandoci madidi

ogni aurora.

Anni, invece, rappresi fra stimmate,

anni di delirio atroce per la tua assenza

coperto io dal medesimo cielo cupo dell’infanzia.

Polvere di rena ci separò

ed io ti cercai ovunque: tra i flutti, sui ponti delle navi,

nelle anse delle scogliere. Ma non m’avanzò

che la ghirlanda suadente della tua luce iridescente

impressa nei palpiti del cuore.

Cammineremo all’indietro, percorrendo la distanza

e da un luogo infelice scoprirò la strada segreta

per cogliere il tuo astro che in me risplende

ogni notte scabra che annienta.

Tutto l’amore esploderà come il beneaugurante sprizzare

di schegge di bottiglia,

sarà una medaglia d’oro a sancire il trionfo

ed un giorno, infine, percorrerò le tue linee

bacio a bacio.

I papaveri dei tuoi baci

Radice della mia sete errante,

goccia di luce

che occulta il disco del sole.

Fiore del mio cuore,

terra amica dei miei baci

acqua viva scorre liscia

come l’olio, a volte

in una cascata di passione;

sei un palpito iridescente,

una farfalla quando scende il crepuscolo.

Per quest’immensità d’amore

non vi è più nulla nel cielo o sulla terra,

solo i papaveri dei tuoi baci.

Gli astri brillano rossi

come il nostro fuoco d’amore.

Tutto sei e io ti amo.

Ti chiamo, cavaliera leggiadra

e sempre rispondi.

Sei la luna sopra le zolle,

fiore del mio cuore

che, prostrandomi ai tuoi piedi,

adoro in questa vita.

La mia ragione

Lasciate ch’io giudichi

ciò che m’infonde la vita:

è la mia ragione,

il chiavistello dorato che apre

a me tutte le porte delle stelle

dopo l’abisso della rinuncia.

La scappatoia dall’inferno

è lo spettacolo del contatto

col suo corpo di miele,

accarezzare le natiche tornite

svelando poi i ragni del pube

per entrarvi in un saliscendi.

Nella bruma ancora m’aggiro,

non credo alla prossima estate

né alle giravolte dei caprioli nella neve;

penso al mio corpo,

al tuo d’equità simmetrica

allora son vivo.

Ricominci a giocare all’amore

bellezza solare e visibile

ti pensi sola

ma ti ritrovi duplice

riflesse nello specchio due bocche

chi vuole amarti canta nella rugiada.

            La mia colomba

L’alba di questo giorno,

errante e senza sosta

come una caravella alla deriva

in assenza dei tuoi morbidi capelli

scuri e dei tuoi occhi che,

come una formica intelligente,

con antenne d’istinto mi lambiranno.

Lei passa come un’ape,

ebbra di miele e ronzii

toccando quest’inverno d’ombra,

le regioni remote del mio cuore

costruendo la mia e vieppiù la nostra luce

con la sua bianca energia.

Infine, tutto il mio caos

verrà ricostruito col suo candore-

tutto ubbidirà al vento della vita

e lei, ordinatrice, vorrà essere

la mia colomba.

Il fiore d’un bacio

Voglio sedermi accanto a te

sugli irti rami

col cinguettio dei merli,

trasformandomi per te

in frutto da cogliere

o da assaporare distillandolo.

Sarà dapprima il fiore d’un bacio

finchè sangue e cielo,

fiore e terra

ti porgeranno la loro dolcezza.

Vedrò su rampicanti rami

la corona dei tuoi alberi neri,

il nostro segno andare a maturare

in una cascata di fogliame.

Le mie labbra umide

invase dalla sete di te-

s’empirà la mia bocca della tua essenza,

dei baci che salgono

dalla terra al cielo

disperdendo tutto il mio sangue

di frutto innamorato.