Da Luce d’aurora (Eretica Edizioni) 2021.

DI BACIO IN BACIO

Amore mio dal volto ambrato,

dai capelli di grano

e dagli occhi di luce, vi si staglia

come un fiore di vetro

il sorriso di dea ramata

che si fonde con la luce di mezzogiorno.

Su di te svettò la mia torre,

d’acchito la tua stella

palpitò nel mio cuore

bruciando il cielo-

diventai il tuo guardiano

stendendo su di te reti di gelsomino.

Il fuoco alimenta

desideri covati in sordina,

sì che tocco la tua cintola

scandendo il tempo dell’amore

in un trillio d’usignoli

con tenere raffiche di spighe.

Talvolta affondai venendo meno;

bagnato ora da carezze

lambisco le gambe snelle

in un gioco magico

divorandole con labbra affamate

di bacio in bacio.

Da Luce d’aurora (Eretica Edizioni) 2021.

DUE ROSSE BINARIE

Continua ad essere il mio fiore

quando alberi rampicanti salgono

e sorridi nel rossore del tramonto;

allora basta un gesto tenero

perché nella notte l’orologio

scandisce le ore e ti empie d’oro.

Sei la donna amata nel mio petto,

il tuo capo d’oro scintilla

come un nasturzio luminoso,

gira agitando il mulino del cuore,

scendono le lancette delle ore notturne

tali a pipistrelli dal cielo.

Quando con te s’avvicina la luna

i tuoi baci infuocati

s’appiccicano come lumache

alla mia pelle che freme per te-

tu sola esisti nel mio universo

ebbro di pioggia di lacrime felici.

Al mio fianco, donna innamorata,

sei una canzone intitolata col mio nome

e mai ne sfogli altri.

Siamo due rosse binarie

intrise della rugiada dei campi ove ci stendiamo

feriti d’amore dagli aghi di pino.

IN QUESTE RAMATURE

Refrigerio velato di carezze,

gatta randagia dalle orbite di luce,

mare cristallino in cui perdermi,

occhi che palesano la sua mente

sono la frescura di primavera-

il suo cuore apparterrà ad una stella di giada.

Immergendosi nel velo di baci

lei si desterà la notte, sussulterà

stendendo su di me la sua rete di carezze

per stupirsi dello scintillio del mio sorriso

ebbro di gioia come quando-le gote

rosse d’emozione-ne colsi il primo scintillio.

In queste ramature

non veleggiano con piroscafi altri naviganti,

le mie palpebre dischiuse in un sorriso

mostrano il bagliore dell’eco del fuoco-

tu astro sceso per miracolo una notte

dal camino ad illuminare la mia dimora.

Lei sonda la mia mente penetrando nell’anima.

Gli aneliti scivolano in risa di dolore:

squarciano l’aria delle tegole,

l’impotenza altrui con una canzone minerale.

Guarda le tue mani, puoi incrociarle alle mie;

puoi aggrapparti a questo volo di farfalle.

COME ROCCIA E COME GALLO

Battevano le campane della neve

in un dicembre fra i nostri segreti

tu m’infondevi coraggio

con te ogni annata sarà lieta-

l’alito di pesca delle mie labbra

sarà l’avventura d’un elemento primario.

Solo per quest’anno

serberemo la resistenza di giovinezza,

la nudità dell’erba

dei tuoi occhi luminosi-

presto sentirò le tue labbra dischiuse

in tre minuti d’acqua cristallina.

Come roccia e come gallo,

un gallo simile a un incendio d’oggi

è un frullo di colori

la luce folgorante

babele d’antica memoria

per dissipare pene e sonno agitato.

Mi muovo a stento nell’ombra

quanto basta a disegnare il cielo

per raccogliere nidi di piacere,

il lieve tocco delle mani di seta,

nidi di carezze aguzze come la serpe

ciò che basterà per raccogliere baci di velluto.

Ringrazio sentitamente per questa recensione a Luce d’aurora (Eretica Edizioni) 2021 la pluripremiata poetessa Gabriella Paci.

La silloge “Luce d’aurora”( Eretica edizioni 2021, 15 euro) di Marco Galvagni si presenta da subito con una veste grafica che allude al tema in essa contenuto:l’amore. Il rosso acceso della cover richiama infatti da subito l’amore. Un tema questo che attraversa i secoli e può diventare una trattazione usuale e scontata,specie se, come accade in questo caso, l’amore, comprese le due poesie di apertura, afferenti l’amore filiale, è il tema esclusivo della raccolta.

Non è così perché Galvagni ha la capacità di non essere mai banale, incantando letteralmente il lettore con un caleidoscopio di emozioni che si compongono e scompongono creando una sorta di visione onirica seppure legata ad elementi di concretezza, primi tra tutti quelli della natura,a cui attinge a piene mani, rivendicando attraverso di essi, una passionalità ed un impeto amoroso con cui riveste l’amata senza mai scadere in una retriva e pesante significazione. Anzi, direi che l’eleganza formale e il riferimento agli aspetti materiali della natura e della donna trovino una sorta di sublimazione e rarefazione che rende ogni lirica un gioiello prezioso,cesellato con dovizia di figure di significato e di suono.

Basta leggere pochi versi per rendersene conto:

Sei una goccia di luce/caduta dal cuore dell’universo/con intensi bagliori di stelle,/non cometa che sa d’assenza ma indelebile presenza,terra di papaveri e baci (la spada di ossidiana pag. 58)

Si potrebbe quasi,se non si sapesse che due sono le donne amate ispiratrici delle liriche e che sono realmente presenti nella vita dell’autore che esse siano solo ideali femminili del poeta. Non è così sia quando una compare con il suo distacco:poi ti rivedo sparire nella nebbia di novembre/una densa coltre di panna sui nostri pensieri/ timbrandomi il lasciapassare della solitudine….e ancora: ora sei la pietra spezzata,l’albero senza radici/ e faccio naufragio nel mare della nostalgia con una caravella di ricordi/tra l’indifferenza dei passanti /tale al passero che tenta il volo/ma cade senza destare stupore (da “ Cicatrici d’amore “pag. 21),sia quando l’altra si impone, per tutta la silloge, con la sua sensualità che travolge e cura la precedente piaga d’amore:..il mio amore è un uccello ferito e tu ne sarai la panacea/.Perché per me sei la più bella….Hai un corpo che io immagino rosso fuoco/come una stilettata nelle tenebre/prelude ad un gomitolo di lenzuola/in cui,madidi,ci avvinghieremo…(da“Perché per me sei la più bella “ pag. 24)

Infatti l’amata che cura il poeta dalla sua perdita, diventa una sorta di divinità panica, presente in ogni aspetto della natura e,viceversa, la natura si insedia nella donna: per questo aspetto e per la ricercatezza dell’espressione Galvagni ci ricorda D’Annunzio, il poeta della parola e della sensualità. Nello stesso tempo, tuttavia ,l’autore ci ricorda anche Petrarca, per quell’atmosfera di indefinitezza dell’aspetto fisico della sua Laura,tanto da farne quasi un’entità divina. Infatti anche Elisa viene ad incarnare tutte le qualità fisiche e morali che una donna può possedere o che,comunque,in lei vedono gli occhi di un uomo profondamente innamorato.

Anche Elisa (Ely ), dunque, assurge quasi al ruolo di una dea, così come è trasfigurata dalla levigatezza dell’espressione, e dal suo obnubilarsi nella natura, per poi dimostrarsi regina e incarnatrice della bellezza femminile e ambientale nello stesso tempo.

Dire che Galvagni canta la donna, l’amore e la natura è forse più giusto che limitarsi a dire che celebra l’amore in senso stretto. Tutto sprigiona vitalità, in una specie di immedesimazione nell’energia e nei colori e odori della natura (per questo ci sembra che paragonarlo a D’Annunzio o anche all’ardore apollineo non sia poi così esagerato) e ci fa dire che è un innamorato della vita che pulsa in lui con tutta la pienezza del suo richiamo.

Ely è dunque luce d’aurora in quanto artefice della rinascita alla vita e all’amore ma anche dell’atto creativo della parola poetica e che diventa dunque entità maieutica per il poeta. Dunque, lasciato da parte il ritegno, il poeta può celebrare la sua passione amorosa, senza tuttavia mai scadere nell’ovvio o nell’eccessiva carnalità:…conosco il tuo cuore,i tuoi seni/m’infondono un senso di libertà fisica…(Da “Il prodigio “ pag. 29) ancora :Uguali sono i tuoi seni paralleli/ e sono,spiccando il volo, le orbite /che si dischiudono in una luce di stella.. (da”IL pianoforte dei miei versi” pag. 37).

La stessa natura, con il suo avvicendarsi delle stagioni, sottolinea il crescendo della passione amorosa dalla primavera all’estate: foriere di risveglio della natura in ogni senso e del suo pieno dispiegarsi:

Sono nato col tuo amore/che si sfoglia sulla mia pelle/assetata del tuo corpo/come se cascate d’onice/penetrassero la mia sostanza /e da allora ti recassi in me(daScintilla bionda pag. 59)o ancora: il rumore delle pietre/della risacca del mare/sfiora anse di rena in cui ci stendiamo/frante dal bagnasciuga dei frangiflutti./Il miele della tua pelle,la fragranza del pane/dalle orchidee delle stelle scendono gabbiani implumi (da “Nelle tue labbra vi è il cielo”pag. 77)

2+56 componimenti in questa silloge da leggere lentamente, per assaporarvi, dunque, come accade per la lettura dei poeti francesi del ” maledettismo” o anche di quelli dell’estetismo una fusione di sfere sensoriali dove vista, tatto, udito, gusto, olfatto si confondono, nella celebrazione di un rito d’amore che è ogni lirica in essa contenuta. Un rito dove sfumano eppure si intensificano in un vortice passionale momenti d’amore che vengono eternati nel gioco della seduzione che si rinnova nella parola di uno dei poeti di spicco del nostro panorama .

Gabriella Paci

Da Luce d’aurora (Eretica Edizioni) 2021.

DEA DI LUNA

Fuggii come un marinaio

dal diario dei pensieri

d’un vascello dorato

rinunciando per te, amore mio,

a porti con mille labbra da baciare

ricevendo missive affrancate con filigrana straniera.

Perché è la tua ora, dea di luna,

ora dell’odor di nardo

fuoriuscito da un giardino di roseti.

Di rado cade pioggia,

timida come crepe di specchi,

il cielo è fisso come un vetro.

In te nasce e si ordina

il tempo dell’amore,

con tentacoli di medusa

tocco i focolai del corpo:

la pelle di rame, miele,

fino a suggere sudore celeste.

Lambisco gli alberi frumento

che caddero nel mio fiume,

germina il desiderio,

volendoti porre al collo di panna

una corona intrecciata d’alloro

corro al letto nel giglio vespertino.

Ringrazio sentitamente la Sig.ra Rita Bompadre per questa recensione a Luce d’aurora (Eretica Edizioni) 2021.

Il florilegio di versi in “Luce d’aurora” di Marco Galvagni (Eretica Edizioni, 2021 pp.77 € 15.00) segue il movimento spontaneo della qualità luminosa del linguaggio, accompagna il magnetico e privilegiato tragitto delle percezioni, l’esigenza persuasiva dell’amore, accoglie il chiarore indistinto dei sentimenti, ospita il carattere simbolico, rivelatore della gentilezza intima e profonda. Il poeta coglie la delicatezza e la fugacità delle relazioni umane, concentra la sua persistente attenzione sulle sfumature dei significati confidenziali, comprende la condivisione e l’identità interiore elevando la propria elegante attitudine a entrare in contatto con il sortilegio ammaliante e seducente della presenza femminile. La poesia di Marco Galvagni combina l’intensità imprevista e totalizzante dell’innamoramento, comunica l’autenticità di una simbiosi attraente ed estetizzante con l’approccio carnale e la corrispondenza spirituale, rinnova l’essenza intuitiva del carisma e del pensiero nell’evoluzione galante del poema letterario, trasmette la grazia incline alla voluttà, trasforma l’oracolo pagano della parola poetica nel responso espressivo della trascendenza del verso, nello strumento di un’esplicazione capace d’incidere l’ispirazione dell’amabilità nella tangibile materia del testo elegiaco e di confermare l’indice divinatorio di una energia rinnovatrice. L’impiego divulgatore nella scelta stilistica dell’analogia associa le affinità nello svolgimento della seduzione e nell’animazione dell’appartenenza conoscitiva, manifesta l’identificazione nei rapporti misteriosi e complici tra la natura e l’uomo, accende la vampa appassionata nella musicalità dei versi, nell’impeto di uno stile effusivo, lirico, evocativo. L’acceso sensualismo accentua la smaniosa celebrazione del piacere, appaga la felicità viva, risponde all’effetto di una sensibilità disposta affabilmente a ogni sollecitazione, identifica nei colori e nei profumi della natura i malinconici vagheggiamenti, la contemplazione degli affetti abbandonati, adagiati sulla superficie del ricordo, del candore e dell’incanto colmo di languore, sull’ineffabile intenzione di una estenuazione idilliaca, preziosamente soffusa in raffinati paesaggi dell’anima. Marco Galvagni sigilla la volontà di approdare a un mondo sentimentale, di rigenerare una celebrazione della sensualità, unita a una devozione ieratica. Il poeta avverte il vitalistico entusiasmo, ascolta l’eco e la risonanza della passionalità femminile, l’ascendenza romantica delle alchimie erotiche. L’elaborazione dell’arte di vivere attraverso la comunione spontanea con il coraggio primigenio della vita include il culto di un panismo esistenziale, riversa l’armonia dell’ebbrezza in una immersione partecipativa al fluire del desiderio. La gioia impulsiva affida alla luce calda lo stupore e fonde le vibrazioni evanescenti in un accordo esasperato con l’ardore della bramosia. “Luce d’aurora” è linfa suggerita dalla realtà e custodisce la ferita nostalgica del tempo, difende, nell’aspetto duraturo di un’epoca propizia, il limite inquieto della protezione e la fragilità della memoria labile. Il poeta rivendica la cura devota dell’esistenza, espressa nei seguenti versi: “E detto questo posso incamminarmi/spedito tra l’eterna compresenza/del tutto nella vita nella morte, /sparire nella polvere o nel fuoco/se il fuoco oltre la fiamma dura ancora.” (Mario Luzi).

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

Da Luce d’aurora (Eretica Edizioni) 2021.

L’AZZURRA SALUBRITA’ DELL’ARIA

Sei la pianta maggiore

coinvolta nel mio fuoco

bionda con aroma di rugiada.

Stella dalla fronte spianata

il tuo cuore, i tuoi occhi

per me son astri.

Rondini a primavera

veleggeranno nel cielo

in un gruzzolo di luce,

diafani l’acqua, le terre,

gli anelli di frescura

nell’azzurra salubrità dell’aria.

C’è un vento d’uragano,

uragano di future passioni-

ci proietta nella brezza

che s’accende in steli di luce

nel solleone dell’estate imminente,

nelle fumate dell’autunno.

Andremo sul greto d’un fiume,

palpebre dischiuderanno intriganti

occhi nocciola di stella.

Sul lungofiume dalle labbra umide

sognando la tua pelle ramata

svanisce ogni assedio di pena.

La poesia di chiusura di Luce d’aurora (Eretica Edizioni) 2021.

NELLE TUE LABBRA VI E’ IL CIELO

La luce di quest’aurora

è un tonfo di palme

gioco esaltante di domande

assenza di rischio di rifiuti-

per le vicende del giorno

la parete perderà i suoi ciottoli.

La luce di quest’aurora

i seni spogli dei miei sguardi

gli olezzi multipli d’un mazzo di fiori

dalle rose ai ciclamini

passando attraverso i girasoli,

la viola del pensiero.

Il rumore delle pietre,

della risacca del mare-

sfiora anse di rena in cui ci stendiamo

frante dal bagnasciuga del frangiflutti.

Il miele della tua pelle, la fragranza del pane

dalle orchidee delle stelle scendono gabbiani implumi.

La luce di quest’aurora

fiamma che ti rigenera

nasce verde e muore d’erba.

I primi balbettii di felicità

furono sotto veli di rugiada.

E nelle tue labbra vi è il cielo.

IL CILIEGIO FIORITO

Se tu emettessi sibili acuti

laddove il mio cuore batte

presso la costa frastagliata

risuonerebbero con un suono di ruote

come acque tumultuose, come sangue

con un crepitio di fiamme che ardono.

Hanno il rumore dei sogni

o dello scalpitio di cavalli

e se soffiassi sul mio cuore

sul limitare della schiuma

sarebbero rintocchi di campane

che m’accenderebbero di stelle.

Facendo notte sul litorale

cadrebbe, in una pioggia a sciame,

il ciliegio fiorito del tuo cuore

e pulserebbe con un ronzio di conchiglia-

tu saresti l’unica perla preziosa

d’un’ostrica colta sul fondale.

Il mare custodisce le sue ombre,

i suoi garofani azzurri

e risuona come una chitarra

con le sue acque blu cobalto

in un beneagurante sprizzare

di schegge di bottiglia.