ONDA DI MAREA

Onda di marea risacca del firmamento,

acqua che sale sulla rena dove le nostre orme,

passeggiando, lasciano una scia di luce-

t’apri come la corolla d’una rosa nell’aurora.

Un immenso che graffia il vento

come un potente lancio di frecce nel cielo.

Ah primavera di abbacinate farfalle,

lei rondine innamorata che vola dal mio cuore al sole.

Scalpita nel crepuscolo,

i tratti del suo volto incisi dai coltelli nelle mie mani

lei, i suoi acuti giunti ai miei

lei, i suoi occhi neri.

Lei, il suo cuore, libellula libera

che, come una formica intelligente

con antenne d’istinto mi tocca.

Se le mie parole la trapassassero come aghi

dovrebbero entrare come spade

in un velluto d’arazzi.

Fiamma di luci,

liberami da questa notte cupa che annienta.

Amami, desiderami: la tua voce riecheggia nell’aria

e arde nel vento, la mia si smorza e muore.

Il mio richiamo la raggiunse

nelle notti di gelide stelle.

IN QUESTE RAMATURE

Refrigerio velato di carezze,

gatta randagia dalle orbite di luce,

mare cristallino in cui perdermi,

occhi che palesano la sua mente

sono la frescura di primavera-

il suo cuore apparterrà ad una stella di giada.

Immergendosi nel velo di baci

lei si desterà la notte, sussulterà

stendendo su di me la sua rete di carezze

per stupirsi dello scintillio del mio sorriso

ebbro di gioia come quando-le gote

rosse d’emozione-ne colsi il primo scintillio.

In queste ramature

veleggiano con piroscafi altri naviganti,

le mie palpebre dischiuse in un sorriso

mostrano il bagliore dell’eco del fuoco-

tu astro sceso per miracolo una notte

dal camino ad illuminare la mia dimora.

Lei sonda la mia mente penetrando nell’anima.

Gli aneliti scivolano in risa di dolore:

squarciano l’aria delle tegole,

l’impotenza altrui con una canzone minerale.

Guarda le tue mani, puoi incrociarle alle mie;

puoi aggrapparti a questo volo di farfalle.

AMAMI

Ebbra di spuma agile e leggera,

i miei baci percorrono i tuoi lineamenti

e t’accendono notti azzurrate dai riflessi delle stelle,

risonanza prigioniera come un vaso di creta.

Le foglie cadono dagli aceri,

cadono e muoiono gli uccelli ma tu voli, colomba innamorata.

Vieni, vieni come un usignolo nel sottobosco,

desiderami, fammi vibrare come schiuma nella salsedine.

Ah, mia mesta chimera o mia profumata ghirlanda:

la vita sancirà il nostro solcare un’onda

che s’innalzerà sino ad essere, dea,

due anime gemelle in un futuro di magia.

Fiamma di luce,

liberami da questo cielo cupo che incalza ed annienta.

La scintilla dei tuoi occhi ramati

mi sommergerà nel tuo nido di vertigine e carezze.

Amami.

Chino ai tuoi piedi di velluto ti grido: “amami!”

Passiamo ore di fuoco

in notti pregne di astri e gabbiani.

L’eco della tua voce musicale arde nel vento,

la mia è infranta ed urla:

amami, desiderami come la prima schermaglia di labbra.

Perché con te ogni crepuscolo è il preludio ad una pioggia verde di baci.

AURORE DI TRECCE

Lasciami la fragranza di sale dei baci,
te che fosti il gladiolo selvaggio
d’ideali strappati alle stelle
in uno spleen di rassegnazione –
ora invece mimosa d’un verde prato fiorito
presso il frangersi infinito di onde.

E’ il suono dal timbro di cielo
dei tuoi capelli e dei baci salati
al giacere uniti sulla sabbia fine –
il bagnasciuga assomiglia al nostro amarci
in una rena d’amore, accarezzandoti
nel velo di timide e umide aurore di trecce.

UN’ALBA DI NEVE

In un’alba di neve, bagnata da un sogno e da aghi di pioggia,

un’alba di miracolose resurrezioni di farfalle,

tu, prima stella da qui all’infinito,

sei avvolta in una carezza di luce –

io felice per averti trovata

fra le crepe di uno specchio.

Sbagliando strada ma arrivando lo stesso alla neve

in quell’inverno vestito di sorrisi

appena accarezzato il colore dei nostri pensieri

era come se già piovessero –

per un incantesimo triste della brezza del tempo-

i primi fiocchi del nostro ultimo arcobaleno.

L’AZZURRA SALUBRITA’ DELL’ARIA

Sei la pianta maggiore

coinvolta nel mio fuoco

bionda con aroma di rugiada.

Stella dalla fronte spianata

il tuo cuore, i tuoi occhi

per me son astri.

Rondini a primavera

veleggeranno nel cielo

in un gruzzolo di luce,

diafani l’acqua, le terre,

gli anelli di frescura

nell’azzurra salubrità dell’aria.

C’è un vento d’uragano,

uragano di future passioni-

ci proietta nella brezza

che s’accende in steli di luce

nel solleone dell’estate imminente,

nelle fumate dell’autunno.

Andremo sul greto d’un fiume,

palpebre dischiuderanno intriganti

occhi nocciola di stella.

Sul lungofiume dalle labbra umide

sognando la tua pelle ramata

svanisce ogni assedio di pena.

SCHEGGE DI STELLE

Quando fra schegge di stelle risuonano campane d’aurora
mi desto nel gomitolo di lenzuola del primo raggio,
c’è un velo di nebbia nel cielo dei desideri,
noi in un cantiere d’amore come in ogni alba
figli d’un destino errante dalla pronuncia naif,
palme sorridenti s’un isola in un deserto scritto.

Ecco che trionfa l’azzurro, balena come una domanda
in un’acqua di gioia, ognuno lieto del proprio destino
vivida ancora l’emozione delle carezze notturne
esulì in un verde canneto nel lago di fango predisposto
come i cantori di meraviglie universali,
io della tua nella dolce ebbrezza di starti accanto.

E’ un armonico concerto d’idee che si staglia
nel sorriso cangiante del sole, io perso nei tuoi canti di voce,
la musica sottile della tua anima espressa in drappi
nell’immobile fiamma della calma del cielo
solo tu la rosa più profumata del bosco
allietato persino da dolci effluvi di pruni e ginestre.

Tu mi piaci perchè ogni dolce pensiero è sotteso,
sgorga ripido come un ruscello tra i sassi dell’impazienza
e viene a valle in una possibilità che si fa mare
in cui nuotare come una benedizione, acqua di tedio franta
dalla prima volta che incrociai i tuoi occhi in quella casa
dove soffiammo insieme sulla brina dei vetri, in un’idea di libertà.

Recensione a Miosotide, Maria Teresa Liuzzo, A.G.A.R. Editrice 2009.

Miosotide è un notevole libro di poesie della poetessa di caratura e di spessore di Reggio Calabria Maria Teresa Liuzzo.

Le liriche di tono amoroso che lo compongono, in cui l’autrice vede l’amato come “piuma delle mie pupille,” hanno un carattere e una denotazione più metafisica che tangibile. S’avvicinano alla poesia orientale di Mira Bai ed anche di Li Po possedendo una levità, un distacco dalla soggettività, una ritualità che però non sconfinano mai nel tono impersonale. L’amore, in Miosotide, cerca ciò ch’è interiorizzato lanciando un’aerea rete di aneliti: è la sintesi superba di amante e amato.

Vi si riscontrano vaghe reminiscenze tagoriane, grande Premio Nobel bengalese nel 1913 ( a soli cinquantadue anni, il più giovane della storia della letteratura) perché l’io narrante si distacca dallo spirito per compenetrare l’anima dell’amato. C’è comunque, a tratti, passione, fervore e desiderio, appellativi inscindibili dall’oggetto-amore. Ma è una poesia che non possiede niente, ad esempio, del fuoco e dei baci del Premio Nobel il 10 dicembre 1971 Pablo Neruda. Vi si versifica, al contrario, d’un sentimento etereo, alto e complesso tra la sofferenza, la gioia e i palpiti.

Un amore che ci insegna a riempire il vuoto che sentiamo, scrive il mistero sull’infinito e desta immagini e visioni cromate ma possederle è arduo, veleggiano nell’aria, sono inafferrabili. Amore colto in una teofonia, una visione solare. Le immagini entrano l’una nell’altra in una melodia continua e progressiva, un alfabeto di grafemi tracciati con sapienza, suonando con note audaci la fisarmonica di versi che compongono poesie tutte dal registro stilistico senza sbavature. Le visioni si ispessiscono e diventano più forti quando, nelle poesie ben levigate che compongono Miosotide, sono i simboli dell’universo esterno a creare un viatico verso l’interiorità della poetessa, una lente d’ingrandimento sul suo mondo composto di sentimenti ed aneliti. Soprattutto quando questa tangenza si fa emblema rivelatore del suo mondo più reale che onirico in un dolce connubio fra universo e substrato animico.

Un libro, Miosotide, che ha altissime valenze poetiche.

Tutte le liriche sono di assoluto valore ma alcuni versi sono pura poesia. Solo per citare gli esempi più rilevanti:

a pag. 28 “la viltà della prudenza/che si nasconde/in una piuma d’ombra…”

Poi “Oceani di giunchi” sono i pensieri che scorrono.

A pag. 34 la chiusa “forse ti troverò/dove siepi fiorite accarezzavo.”

La rilevante e sofferta “Un pensiero lontano mi raggiunge,” a pag. 43, intensa in ogni sfaccettatura e che dimostra una mirabile capacità espressiva nonché ricchezza semiotica.

A pag. 46 “e tu dentro di me/fai scorrere i giorni/del futuro.”

A pag. 77 “Diventa lo scriba/che incide con lo stilo/la leggenda degli amanti”

A pag. 82 “E, poi, sei cielo/che inventa/i suoi colori/ed invidia il verde/dei miei prati”

A pag. 84 “precipitiamo/come stelle d’ombra”

A pag. 90 “il papavero/che ha sottili petali/ma anima di fuoco”

A pag. 99 “fiori/che lanciano i colori/dentro gli occhi”

A pag. 104 “e le fa ciglia ed occhi/che disegnano fantasie”

A pag. 113 scrivendo dell’amore “s’insediò nell’anima e fiorì/come rosa nel deserto.”

A pag. 117 “penetri in me/e mi porti le stelle/dentro il petto e fiori/di luci e di galassie”

A pag. 118 la chiusa “…mi sfogli,/come il vento/le pagine di un libro.”

A pag. 125 “La morte ci sfiora e noi siamo/farfalle e fiori nei suoi occhi/e il suo sguardo ali e petali”

Da segnalare, infine, il parere molto favorevole su Miosotide di Giorgio Barberi Squarotti che, in una lettera del 25 ottobre 2008, esordiva scrivendo: “Cara e gentile Signora, mi congratulo vivamente con Lei per il grandioso e ricchissimo volume di poesia e di critica” E concludeva: “Grazie del dono.”

Marco Galvagni

Recensione a Inganni travestiti d’incanto, Silvia De Angelis, Montedit 2013.

Il libro di poesie Inganni travestiti d’incanto della notevole poetessa e scrittrice romana Silvia De Angelis ha come obiettivo di colpire la sensibilità del lettore creando un connubio tra universo esteriore e quello dell’anima che nella De Angelis diventa tangenza. Si esprime in maniera altamente simbolica con pregnanti immagini metaforiche che vanno a lambire ogni anfratto dei sentimenti e della fisionomia di paesaggi a volte onirici a volte reali creando ed empiendo il proprio mondo di capsule che compenetrano poesie d’amore, descrittive o sulla natura. Le sue sono visioni liriche che s’inseriscono nei canoni tradizionali, quasi postmoderni e si rivelano e si dischiudono audaci nell’esplicicitare situazioni contraddittorie con la memoria degli eventi che possiede una funzione precipua in questa silloge dove le situazioni si susseguono e si traducono in grafemi come luci che s’accendono.

Da segnalare alcune poesie. In primis la lirica d’apertura I tuoi passi per la sua rilevanza: è risultata prima classificata nel difficile Premio Letterario Città di Melegnano 2011 e narra del suono cadenzato di passi che “avanzano nella salita brulla del mio essere donna” fra “luci ed ombre di corallo” mentre la coscienza avanza in una strada priva di suoni “barattando intenzioni taciute/diseredate da ragioni sciolte nel corso d’una ruga.” Una poesia di spessore, meritatamente premiata con la vittoria assoluta. A seguire, nella pagina successiva, la chiusa di Quel vagito: “Riaffiorano eremiti sensi vorticanti/nello scandire l’enfasi d’un enigma diafano/nella dissonanza d’un male oscuro/specchiato in un vagito di piacere…” Anche nella poesia Un guizzo di luna è mirabile la chiusa: “un guizzo di luna/gioca su fiordi intagliati dal sole” Mi sento di segnalare anche quattro versi della parte iniziale de Il senso magico dell’amore: ”le mani stanche in un lieve volteggio di polsi/non distinguono l’entità del vuoto/un vuoto abbarbicato su brame di silenzio/non ha didascalie.” Sguardi scivolati (poesia di chiusura) al contrario delle altre si distingue nei cinque versi dell’incipit: “Distanti dall’alito accostante d’amore/ci soffermiamo sul planare di mordenti emotività passate/suppliscono un trafelante vento/capace sbriciolare riccioli di passione/sbriciolata nei sotterfugi del tempo.”

La poesia di Silvia De Angelis è tendenzialmente ostica alla prima lettura ma, poi, si comprende come abbia il dono della sintesi e vi si possono anche ammirare precisione e levigatura. Una silloge composta da liriche mature frutto dell’esperienza (sicuramente non solo poetica) accumulata nel corso degli anni e che le ha consentito di raggiungere vette siderali. Inganni travestiti d’incanto è un libro che presenta mille sfaccettature intersecate splendidamente verseggiate con la capacità di meravigliare il lettore ad ogni pagina e di fargliene gustare l’afflato poetico.

Libro assolutamente da non perdere d’una poetessa che meriterebbe ben altro contesto editoriale.