IL CIELO EBBRO DI PIOGGIA ROSSA

Conducimi per mano

in una strada dal tappeto erboso

dove mi dirai di conoscerti.

Forse per un attimo hai chiuso gli occhi

più nitidi d’un cielo stellato.

Portami verso una vita lieta,

divelgi l’inferriata che mi divide

dal tuo sorriso che tutto occulta.

Dimentica l’urna delle mie ceneri

tranne il terrore che provo per noi.

Lei è aria trasparente nelle narici,

rete nell’ardore della pelle

per fiorire in un battito d’ali.

Ecco che s’accenderanno bagliori

nei suoi occhi: sono il firmamento,

il cielo ebbro di pioggia rossa che fa da manto.

A MIA NONNA LIA

La nonna Lia aveva trecce bionde e miti occhi:
cantava camminando avvolta nella gonna di tulle.
Finiva marzo con la sua pioggerellina di luce,
già il vento d’aprile le increspava le trecce:
lei correva nell’alba lungo il tiepido giorno,
s’immergeva felice in quella riva di lago pensosa,
un bimbo con gli occhi verde-azzurro dell’acqua
le faceva compagnia baciandola, spruzzandoci
tremando godevamo di quell’acqua di baci.
Ora è un’ altra mattina di marzo, un marzo insonne,
al lago non sei venuta, dai monti è sorta una nuvola,
il temporale ha squarciato i vetri del tetto:
tu, allora, m’hai preso per mano in quell’aurora
abbracciata ad uno scialle dorato, in un palpitare indomabile
conducendomi appena prima dell’altare della vecchia Chiesa
mentre la tua aura riluceva tutta in una luce argentea.
Mi sei apparsa col tuo sorriso gentile e gli occhi vivaci
cantando una nenia monocorde …alla fine non t’ho più rivista
e di questa inesauribile visione m’avanza, come cenere fine,
una ghirlanda di ricordi, incastonati nell’oro della mia vita
lucida e un po’ sognante, spesso tramortita da impalpabili visioni.
Sempre ti serberò nel cuore ed accarezzando le coperte
sentirò il profumo della tua testa canuta e stanca
che si dondola con fiducia avvolta nel tepore del mio abbraccio.

LA FOLGORE D’UN INCENDIO

La miseria rampicava ancora sulle mura,

morte riteneva di palesarsi-

hai una folta schiera di amanti

risoluti a procedere sfidandosi.

Ambivano ad inebriarsi di se stessi

i loro sguardi sognavano di suggere il miele,

amavano il tuo cielo per gli ardori,

erano nati per penetrare nel nostro autunno.

Quanti baci appassionati pascendo

sotto la luna benevola, quanti richiami,

quanti sconfitti per eccesso di brama-

io t’attendo e sarà l’eco del tuo sorriso.

Non c’è foresta arsa che tenga

alla folgore dell’incendio

delle spighe di grano infiammate,

ad un bacio irruento che dice “t’amo.”

T’amo e t’adoro

fra le risa nelle isole,

al limitare delle fertili valli

perché i fiori proteggono l’erba della tua pelle.

IL FIORE DELLE SUE PIUME

Lei contempla le movenze rapide

d’un uomo maturo nei prati,

del suo cuore pieno,

del suo corpo colmo di lei.

L’uomo ripensa contrito

alla cantilena dell’infanzia,

a memoria di dissipata giovinezza.

Ora la metà distinta

di questa coppia

risponde ogni alba

all’erba degli alberi.

Di notte come una stella

lei canta nell’aligero,

fuoriesce nell’aurora dall’ombra

il fiore delle sue piume.

Ora vedo sgargiante

una donna priva di veli notturni

dalla corazza senza smagliature-

è forte e inerme

tra le nuvole delle mie palpebre.

Hai tiepidi capelli

corpo fragrante

volgi il capo al sereno.

Quando nella rosea aurora

si leverà il disco del sole

sorriderà nei miei gemiti.

IL POETA

Il poeta è una nuvola innamorata,

una goccia di stella scesa dal cielo,

la sua parola è l’onda che sale e si rovescia,

parola nel mare che sposta le navi col pensiero

macchia di luna bagnata dai raggi del suo sorriso

cielo impassibilmente terso

che custodisce i sogni dei gabbiani:

volano nella notte scendendo dalle stelle,

risalgono nell’aurora bruciando il sole.

IL BOSCO DEI PENSIERI

Lei è giovane,

più preziosa d’una valle fiorita-

mai farà ritorno smarrita

a questa mia notte senza fondo

nelle verzure rigenerate.

Risplende in una frazione di secondo.

Il bosco dei pensieri

ha nuove foglie, ciclamini,

neonati ruscelli spuntano

nell’erba fresca.

I frutti abusano del sole,

hanno fiammeggianti colori,

si lasciano corteggiare da primavera.

Prima ma non ultima

ha perso il suo fiore

e per illuminare la mia vita,

il mio amore,

conserverà il suo cuore di donna nuda.

L’uomo maturo non invecchierà

prima delle porte delle stelle,

susciterà sorrisi e gridolini di gioia nei suoi figli.

LA DANZA GIALLA DELLE FOGLIE

Ascolto le note musicali della tua voce

venuta dalla terra per salire al cielo,

spio i tuoi tratti corvini:

ecco la tenerezza dello sguardo di seta,

la tua bocca, parola senza eco.

Avverto salire a tentoni il muschio della tua pena.

E’ la guerra oscura del cuore,

la lama spezzata di angosce commosse,

l’ebbrezza dei desideri.

E’ questo la mia vita:

l’acqua che i tuoi occhi mi recano,

il concerto di voce dei tuoi sottili pensieri.

Ah, coppa, ruscello, mia agile, futura compagna.

Scorgo le coppe nella danza gialla delle foglie.

Ti giunge ululando il vento

nell’ora del sangue fermentato

quando la terra palpitando vibra

sotto il pallore del sole che la riga con code d’ombra.

Eccola, la tua forma familiare,

ciò che m’inonda

che mi empie l’anima in abbandono,

la tenerezza che s’avvolge alle mie origini:

matura in una carovana di frutta

uscendo dal tuo cuore come il vino dal centro dell’uva.

ALI DI FARFALLE

Pieno di luci multicolori

il mio cuore di seta.

Cerchiamo aurore di conchiglie

ed un tramonto

in cui la notte

non tradisca il giorno.

Io veglio tutti da molto lontano,

oltre quel mare

dove s’accendono

i piccoli copricapi delle stelle.

La speranza, fioca,

continuerà nelle tenebre

e non lascerà

una ferita sanguigna

e mucchi d’ossa sparsi.

La strada avrà un fremito

di corda di violino

e noi lasceremo in dono

alla foresta

i nostri sogni trasportati leggeri

da ali di farfalle,

veloci a volare per non bruciarsi

sopra a questo mondo

lambito da un sole di pietra.

IL GRANDE INGANNO

Tu mi racconterai

del grande inganno,

di come cala la nebbia

sulle sterpaglie dei sentimenti,

di come ti prendesti

gioco di me eludendomi,

di come forse sognasti

una nuova aurora senza desiderarla

e di come ponesti le orme

nel mio sentiero

senza respirarne il profumo di vita.

Ora, mia dolcissima amica,

ambisco solo che l’intricato nodo

della matassa dei miei desideri

si sciolga per sempre,

immaginando un’alba dorata di sole

allietata da un cinguettio di merli

illuminata dal sorriso di lei.