IL FIORE DELLE SUE PIUME

Lei contempla le movenze rapide

d’un uomo maturo nei prati,

del suo cuore pieno,

del suo corpo colmo di lei.

L’uomo ripensa contrito

alla cantilena dell’infanzia,

a memoria di dissipata giovinezza.

Ora la metà distinta

di questa coppia

risponde ogni alba

all’erba degli alberi.

Di notte come una stella

lei canta nell’aligero,

fuoriesce nell’aurora dall’ombra

il fiore delle sue piume.

Ora vedo sgargiante

una donna priva di veli notturni

dalla corazza senza smagliature-

è forte e inerme

tra le nuvole delle mie palpebre.

Hai tiepidi capelli

corpo fragrante

volgi il capo al sereno.

Quando nella rosea aurora

si leverà il disco del sole

sorriderà nei miei gemiti.

UN ALBERO

Un vago albero

i cui rami son ruscelli

bevono alla sorgente del sole,

i pesci squamati d’argento

cantano come perle,

padroneggiano i miei capricci.

Poi una donna dalla bocca di fragola,

di rose vermiglie che s’aprono come conchiglie

è fiamma braccata dalla linfa dei desideri,

amante irresistibile impastata di rosa

sotto l’albero rotolandoci

fra carezze di rugiada.

Il suo delirio,

il suo amore ai miei piedi

feriti dagli aghi di pino;

le conchiglie dei suoi occhi corvini,

limpida sotto le sue smagliature-

fucina di tutti i miei sogni.

In questa foresta che brilla

di cento uccelli muti

nella notte dell’albero

sei un fiore bruciato nell’aria erosa,

nessun altro colore ha il sopravvento-

si manifesta in un sentiero di carne.

Distillare le coppe del tuo oro nero

sino all’ultima goccia di sonno.

IN QUESTE RAMATURE

Refrigerio velato di carezze,

gatta randagia dalle orbite di luce,

mare cristallino in cui perdermi,

occhi che palesano la sua mente

sono la frescura di primavera-

il suo cuore apparterrà ad una stella di giada.

Immergendosi nel velo di baci

lei si desterà la notte, sussulterà

stendendo su di me la sua rete di carezze

per stupirsi dello scintillio del mio sorriso

ebbro di gioia come quando-le gote

rosse d’emozione-ne colsi il primo scintillio.

In queste ramature

non veleggiano con piroscafi altri naviganti,

le mie palpebre dischiuse in un sorriso

mostrano il bagliore dell’eco del fuoco-

tu astro sceso per miracolo una notte

dal camino ad illuminare la mia dimora.

Lei sonda la mia mente penetrando nell’anima.

Gli aneliti scivolano in risa di dolore:

squarciano l’aria delle tegole,

l’impotenza altrui con una canzone minerale.

Guarda le tue mani, puoi incrociarle alle mie;

puoi aggrapparti a questo volo di farfalle.

IL SILENZIO ACUTO DEL MATTINO

A mio padre

Ho annodato
a ciottoli levigati
il fluire dei miei ricordi.
Forse era l’aurora cremisi
che si specchiava nei solchi
delle rare onde,
forse la magia
del silenzio acuto del mattino.
Forse la quiete infinita
ed il confluire d’umane speranze
tipici d’ogni alba
in qualunque angolo del mondo.
Forse un po’ di tutto ciò
mischiato all’amore per la vita:
e noi in simbiotica armonia
su quei greti ci trovavamo,
padre,
ed era l’acuto silenzio
delle nostre illusioni,
la genesi
delle nostre buone intenzioni.
Era la folgorante attesa
d’un alito di luce
a farci muovere, padre,
laddove ormai sono avanzate
poche manciate di rena
e l’acqua ha reso canute
persino le amiche conchiglie.

Agosto 2001.

Poesia vincitrice assoluta del Premio Age Bassi-Città di Castiraga Vidardo (LO) 2002.

Pubblicata dalla rivista nazionale Poesia nel 2002.

Particolarmente apprezzata dallo stimatissimo Sig. Giuseppe Conte.

Recensione di Rita Bompadre alla dodicesima silloge “Sogno d’amore” (Eretica Edizioni) 2022 di Marco Galvagni

“Sogno d’amore” di Marco Galvagni (Quaderni di poesia – Eretica Edizioni, 2022 pp.76 € 15.00) è un inno alla vita, un canzoniere destinato all’infinito sostegno della vocazione sensoriale nella mente e nell’animo. Il poeta padroneggia la materia plasmabile dell’amore, descrive una eloquente combinazione d’immagini e di sensazioni, coinvolge l’incanto delle emozioni. Marco Galvagni è profeta del desiderio. Raggiunge il talento esplicativo nel ritmo ardente delle liriche, accompagna l’intonazione della pura adesione all’infatuazione e all’intensità dell’anima, nello stupore e nel calore della complicità. L’occasione viva, incondizionata, esclusiva della poesia, sostiene l’esistenza, coglie l’istante descrittivo nei contenuti estetici del cuore, del destino, estende lo scenario naturale dell’illuminazione, attraverso il potere allusivo del mare, il confine simbolico del cielo, la lusinga degli occhi. Il poeta evoca forme e colori universali, nell’immediatezza idilliaca di carezzevoli similitudini e accattivanti metafore, nella trasposizione emblematica del linguaggio. I testi ripercorrono sentimenti suadenti e ritraggono impressioni lusinghiere nei confronti di una idealizzazione romantica, nella fantasia onirica dei paesaggi interiori. La meraviglia ricorrente del poeta esalta il fascino inatteso e amabile della seduzione, il corpo della donna e la trasmissione persuasiva del corteggiamento. Il germoglio amoroso dei versi manifesta l’origine compiuta della passione, unisce la spiritualità e la carnalità, nella sensualità dell’attesa, nella ricerca costante dell’universo di senso, nel carattere pulsionale dell’inconscio. L’eros, in Marco Galvagni, è sempre una rifrazione sincera verso la bellezza, un indicatore elegante e discreto dell’orizzonte segreto della volontà amatoria. “Sogno d’amore” coglie l’intensità vitale nell’ascolto estasiato del tempo, nella voce saggia del poeta che si affida al fascino originario del destino per decifrare la relazione ammaliante con il mondo. La silloge si compone anche di poesie scelte, riunite nella memoria affettiva, dalle tematiche intimiste, collegate allo strumento letterario di restituzione dei ricordi, nel silenzio della nostalgia. L’orientamento poetico di Marco Galvagni riconsegna alla parola penetrante e fremente l’energia assorta nel balsamo ipnotico dell’immaginazione, sublima l’entusiasmo e la delicatezza dell’ispirazione, evidenzia il beneficio della luce dell’inchiostro gettato su ogni pagina bianca della vita. Il poeta rivolge la sua infuocata e sapiente riflessione sulla natura umana nel vincolo reciproco della speranza, ammette la vulnerabilità della chimera ma continua ad assaporare il dolce spirito del rituale attraente nella necessità d’amare, nelle corde di un cammino memorabile verso la nobile esigenza del piacere. La verità rappresentativa del coinvolgimento, la risonanza intuitiva degli insegnamenti d’amore, traducono la direzione dell’approccio con le tonalità sentimentali dell’essere: “Perché l’amore, mentre la vita ci incalza, /è semplicemente un’onda alta sopra le onde.” (Pablo Neruda)

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

UN’ALBA DI NEVE

In un’alba di neve, bagnata da un sogno e da aghi di pioggia,

un’alba di miracolose resurrezioni di farfalle,

tu, prima stella da qui all’infinito,

sei avvolta in una carezza di luce –

io felice per averti trovata

fra le crepe di uno specchio.

Sbagliando strada ma arrivando lo stesso alla neve

in quell’inverno vestito di sorrisi

appena accarezzato il colore dei nostri pensieri

era come se già piovessero –

per un incantesimo triste della brezza del tempo-

i primi fiocchi del nostro ultimo arcobaleno.

LA LEGGE DEL TUO SORRISO

E’ stata la tua legge del sorriso

a tramutare in fronde le foglie del pianto,

un movimento fiorito di luce

a far cadere dal cielo fili dorati

come la leggiadria della tua chioma.

Al primo raggio le tue orbite percorrono

deserti e vulcani, sei però rosa selvatica

la cui essenza mordi piangendo

perché il seme del tuo ovario cadde nella terra-

presto aspirerai profumo di gelsomini

decidendo nell’estate imminente

il colore del nostro oceano complice della schiuma.

Riposa la tua schiena morbida,

il mappamondo del tuo petto,

i petali profumati della tua forma di dea,

entra femminea nei miei sogni-

solo allora sento che scendi dall’albero ombroso,

che passa dal mio amore la cascata del cielo,

e che tu, essendo fiamma di fuoco minerale,

mi concedi il ramo imprescindibile e vita d’oro.

Forse tu, compagna, sei figlia dei riflessi delle stelle e delle fiamme,

rammento come uscisti dalle foglie del fuoco,

sei ancora pane della selva, cenere del grano e dell’orzo.

Amore mio, mia forte colomba, mia stella di sabbia

con la sicurezza d’una stirpe di carta,

giunta alla guerra della mia anima bruciante,

marcerò ora e sempre in quella selva circondato d’animali feriti

accordando i passi al mio delirio

perché ormai svetta la cupola della tua torre.

LO SPOSALIZIO

Scintillio di stella ocra,

rosa selvatica della mia terra

bella e luccicante come un petalo di luna

che amo in ogni onda della mia vita.

Sei la mia lancetta delle ore,

papavero rampicante, dolce garofano

sinché non muterai il mio cuore

dal lutto al fuoco.

Giungesti e io scrissi lettere brucianti:

volarono ardendo sulla tua fronte,

sulla tua pelle di ciclamino,

sull’alfabeto d’oro delle tue colline.

Ora sarei felice come un bimbo

con l’aria e la terra,

con la tua bocca di rose

sarei felice con te.

La purezza della tua anima

candida come un giglio

è fiamma d’un anello d’oro

che ti porgerò come dono nuziale.

IL PESCATORE

E’ solo nelle forti tempeste di maestrale
il disperdere tempo prezioso-immense ondate
s’infrangono impetuose tra le conchiglie.
Giorni inutili del pescatore, sin col nonno,
nel paese, unica parlata il dialetto,
ad apprendere i dettagli del mestiere.
Presto con i compagni di conoscenze
a sortire nell’alba dal porticciolo,
la fragile chiglia solca in ogni stagione
il saliscendi a intervalli del mare,
il motore scoppietta calcolata miscela.
E’ un costante perseverare nello scandagliare
i fondali sabbiosi in cerca di sorgenti fruttifere.
L’unico strumento a disposizione dalla nascita
nell’arrampicare gli stenti, svicolare
tra le enormi pietre predisposte.
La casa è diroccata-nei muri crepe e muffa-
e l’allusione all’amore poco gli appartiene,
sino a una scarna prole a cui dare pane.
Le rughe di sale presto corrugheranno il viso,
dalla gioventù la pelle ne era già segnata
e, forse, un giorno qualsiasi, un pericolo mortale,
per una barca che n’è talmente incurante,
apporrà il punto, nei flutti, al dolore.

Seconda ex-aequo nel Premio Nazionale Campodipietra 2015, Jelsi (CB)

IL GRANDE INGANNO

Tu mi racconterai

del grande inganno,

di come cala la nebbia

sulle sterpaglie dei sentimenti,

di come ti prendesti

gioco di me eludendomi,

di come forse sognasti

una nuova aurora senza desiderarla

e di come ponesti le orme

nel mio sentiero

senza respirarne il profumo di vita.

Ora, mia dolcissima amica,

ambisco solo che l’intricato nodo

della matassa dei miei desideri

si sciolga per sempre,

immaginando un’alba dorata di sole

allietata da un cinguettio di merli

illuminata dal sorriso di lei.