Una delle sei recensioni 5 stelle su ibs alla mia decima e penultima silloge Le note dell’anima (Transeuropa Edizioni) 2020, già vincitrice del Premio Speciale Giuria Critica nel Concorso Internazionale Un libro amico per l’inverno 2021.

Il nuovo libro di Marco Galvagni tiene fede al titolo: si tratta di annotazioni tratte dall’anima, questi versi di caratteri molto vivi, visivi come nella più pura tradizione della poesia, sono dovuti all’intimità di un’anima solitaria, introversa e dedita, entusiasta e tormentata, indomabile all’apparenza. Le tre composizioni dell’inizio (Via Mario Pagano, L’arcobaleno, L’orgoglio dei vivi) fanno pensare alla possibilità di una svolta tematica. La prima è infatti dedicata alla strada dove sono le memorie del poeta, in un respiro che si apre alla gente, all’umanità; la seconda alla visione serenante di un arcobaleno sulle vicende della vita; la terza, alla memoria del padre. E non è detto che una svolta non si dia in futuro, ma non è questo il caso. Si tratta solo di una premessa, in queste tre poesie, perché subito il libro diventa, come di consueto, un canzoniere d’amore. La visione della donna amata, che ha un nome (si veda la dedica; passim, e anche la poesia di chiusura) e dunque connotati di realtà nella memoria dell’individuo, appare ispirare tutta la silloge. Non si tratta tuttavia di una immagine di necessità felice, perché s’intuisce l’intrusione del dolore, pur combattuto (“Non lasciare…”, p. 14) da un animo forte, forte sia pure di “illusioni” (non sta a me scoprire quanta parte abbiano l’illusione e la speranza nella storia della poesia). La realtà della memoria e il realismo delle immagini, tratte dalla vivente esperienza, si mescolano di continuo con la potente immaginazione, il lato erotico e realistico con le sublimazioni mediate da figure della natura e dell’opera umana: “il camino/… più d’ogni stella/illumina le pareti della stanza che tu hai scosso di gemiti” (p. 35). Le possibilità del singolare, nella stessa composizione, trapassano dalla prima persona, il tu della passione, alla terza, il lei del mai creduto distacco, fondendosi con l’io del poeta e con il plurale, il noi ricordato, immaginato adesso, anche auspicato.

Carlo Di Legge

LA DANZA GIALLA DELLE FOGLIE

Ascolto le note musicali della tua voce

venuta dalla terra per salire al cielo,

spio i tuoi tratti corvini:

ecco la tenerezza dello sguardo di seta,

la tua bocca, parola senza eco.

Avverto salire a tentoni il muschio della tua pena.

E’ la guerra oscura del cuore,

la lama spezzata di angosce commosse,

l’ebbrezza dei desideri.

E’ questo la mia vita:

l’acqua che i tuoi occhi mi recano,

il concerto di voce dei tuoi sottili pensieri.

Ah, coppa, ruscello, mia agile, futura compagna.

Scorgo le coppe nella danza gialla delle foglie.

Ti giunge ululando il vento

nell’ora del sangue fermentato

quando la terra palpitando vibra

sotto il pallore del sole che la riga con code d’ombra.

Eccola, la tua forma familiare,

ciò che m’inonda

che mi empie l’anima in abbandono,

la tenerezza che s’avvolge alle mie origini:

matura in una carovana di frutta

uscendo dal tuo cuore come il vino dal centro dell’uva.

La prima delle sei recensoni 5 stelle su ibs per la quale ringrazio di cuore Valeria Bianchi Mian.

“Le note dell’anima”, l’ultima creazione del poeta Marco Galvagni, è una raccolta di versi davvero coinvolgenti. L’impressione che ne ricavo, è fiabesca, lucente; lumi immaginali si accendono nella notte, sulle note che sembrano suonate dal flauto di uno spirito antico, una melodia che emerge dai boschi insieme a Orfeo, Pan, Dioniso, Hermes. Le parole brillano come fili d’erba nei prati, in danza di fauni e ninfe, canto di magiche acque che attraversano il tempo e ci portano la bellezza della quale gli dei permeavano ogni cellula umana. Un’epoca in cui uomini e donne erano uniti alla Natura.   Mi appare chiara la salda relazione che l’autore intrattiene con la propria Musa. Lei che ne abita l’ispirazione, condivide con lui la creazione che emerge necessariamente dalle passioni, dalle gradazioni del fuoco. Non c’è lirica in cui Natura sia assente; non c’è verso di lasciare il vento, il sole, le nubi, le onde, le stagioni fuori dal foglio. La poesia è là dove la vita pulsa.  Nella postfazione alla silloge, anche Emilia Fragomeni riprende il tema che per me è evidente: Natura e Animo sono in Marco Galvagni un binomio antico, la fonte dell’eterna giovinezza del sentimento, il “soffio vitale” – e come non pensare a Psiche, sempre e ancora alla ricerca del suo Eros? Se il poeta fosse colmo della realizzazione d’ogni desiderio, il suo canto non avrebbe luogo, penna e metafore. Se, per contro, la voce che grida e dialoga, e compone versi fosse priva di desiderio, non potrebbe far altro che evocare quelle note che fanno di lui strumento di una musica unica al mondo.  Silloge vivamente consigliata.

IL CIELO EBBRO DI PIOGGIA ROSSA

Conducimi per mano

in una strada dal tappeto erboso

dove mi dirai di conoscerti.

Forse per un attimo hai chiuso gli occhi

più nitidi d’un cielo stellato.

Portami verso una vita lieta,

divelgi l’nferriata che mi divide

dal tuo sorriso che tutto occulta.

Dimentica l’urna delle mie ceneri

tranne il terrore che provo per noi.

Lei è aria trasparente nelle narici,

rete nell’ardore della pelle

per fiorire in un battito d’ali.

Ecco che s’accenderanno bagliori

nei suoi occhi: sono il firmamento,

il cielo ebbro di pioggia rossa che fa da manto.

UNA FORESTA CHE BRILLA

Seppur lontani dall’altro

la scintilla che scoccò

ci unisce come le perle di rugiada

a un tappeto erboso nell’alba.

Ogni mio mattino è in frantumi,

tu sei l’amorevole riflesso

d’una donna fulva che m’illumina,

niente smorza la iattura d’amarti.

La schiuma d’una corolla d’acqua

affiora sino alle tue labbra

ch’io immagino del sapore di melograno

cresciuto in una foresta che brilla.

Sei la mia patria, sempre-

il mio corpo e la mia anima

te li affiderei ciecamente,

te li consacrerei come stelle alla notte.

SPIRITO PURO MA GUERRIERO

Non sa tramare insidie

lei spirito puro ma guerriero

difficile, così difficile da sedurre.

E’ il suo sguardo a lasciar trasparire costellazioni

in me ha posto il suo anelito

su di me ha lanciato l’aerea rete di certezze.

Innamorata in segreto

nude parole empiono l’aria

le scoprono il collo e i seni

le palpebre si dischiudono di luce

perché nei suoi occhi i baci

mostrino di lei solo corpo ed anima.

Si protende sul mio viso di pietra

ignaro il suo cuore

confida, scorda.

Sotto le nuvole delle sue ciglia

il suo corpo s’assopirà sul mio petto,

il profumo del capo sprofonderà nei sogni.

La brezza per una strada che avrà fine,

i passi delle foglie più spediti-

t’accarezzerò in un diluvio di colori-

i tuoi occhi fugano la luce.

Ha denti scintillanti come il fuoco,

la bocca fiamma d’ermellino.

IL MIO AMORE

Il mio amore è una goccia di quarzo,

prezioso come un diamante,

unico come il rosso dell’ippocastano.

Ha corpo dalle linee armoniose

che risplendono nella luna d’estate;

piedi profumati, morbidi e arcuati,

piedi di rosa, di dea.

Ah amore alle prime luci d’aurora

dove goccia a goccia dal sole

cade la luce sul nostro emisfero,

amore che sparge tra i fili d’erba

grande aroma di rugiada.

Ora percorro il tuo contorno

bacio a bacio-

baci che s’arrampicano sopra la pelle

rampicando e mordendo

come una mela di sangue dolce.

Fra gli arenicoli sul litorale

siamo due corpi che giacciono

in attesa dei minerali dorati

della nostra nave notturna.

SPIRITO PURO MA GUERRIERO

Non sa tramare insidie

lei spirito puro ma guerriero

difficile, così difficile da sedurre.

E’ il suo sguardo a lasciar trasparire costellazioni

in me ha posto il suo anelito

su di me ha lanciato l’aerea rete di certezze.

Innamorata in segreto

nude parole empiono l’aria

le scoprono il collo e i seni

le palpebre si dischiudono di luce

perché nei suoi occhi i baci

mostrino di lei solo corpo ed anima.

Si protende sul mio viso di pietra

ignaro il suo cuore

confida, scorda.

Sotto le nuvole delle sue ciglia

il suo corpo s’assopirà sul mio petto,

il profumo del capo sprofonderà nei sogni.

La brezza per una strada che avrà fine,

i passi delle foglie più spediti-

t’accarezzerò in un diluvio di colori-

i tuoi occhi fugano la luce.

Ha denti scintillanti come il fuoco,

la bocca fiamma d’ermellino.

NELLE TUE LABBRA VI E’ IL CIELO

La luce di quest’aurora

è un tonfo di palme

gioco esaltante di domande

assenza di rischio di rifiuti-

per le vicende del giorno

la parete perderà i suoi ciottoli.

La luce di quest’aurora

i seni spogli dei miei sguardi

gli olezzi multipli d’un mazzo di fiori

dalle rose ai ciclamini

passando attraverso i girasoli,

la viola del pensiero.

Il rumore delle pietre,

della risacca del mare-

sfiora anse di rena in cui ci stendiamo

frante dal bagnasciuga del frangiflutti.

Il miele della tua pelle, la fragranza del pane

dalle orchidee delle stelle scendono gabbiani implumi.

La luce di quest’aurora

fiamma che ti rigenera

nasce verde e muore d’erba.

I primi balbettii di felicità

furono sotto veli di rugiada.

E nelle tue labbra vi è il cielo.

UN ALBERO DI LUNA

I tuoi piedi di velluto nell’ombra,

le tua mani nella luce

guidano il volo d’aquila reale,

volteggia in un cielo d’innocenza-

tra la rugiada dei fili d’erba

le mie labbra conobbero il fuoco.

Porgendoti la mano incrociai i tuoi occhi nocciola

che mi stanno scalfendo l’anima nei sogni

in un palpitare d’immagini colorate.

Non importa per te che hai occhi non nati:

quando aprirò il libro d’acciaio del secolo d’oro

isserò bandiera di te, stella prigioniera.

Dal blu della volta celeste

m’avvicino ai raggi dorati della tua chioma,

terra di grano nata dal sole.

Si prepara il confine di notti scarlatte

nella mia anima rosso ciliegio

e accende pietre e ciottoli levigati.

Perché cresce l’onda del mio cuore

facendosi pane

e che la bocca lo divori.

Il mio sangue è vino che suggi.

Il fuoco è l’amore rupestre che c’infiamma.

Io e te siamo un albero stellato di luna.