I sottili pensieri di canto

La tua voce ha note di canto,

esprime sottili pensieri dorati

come i boccoli della tua chioma,

fluente, sgargiante e luminosa

tale ai petali d’una rosa

imperlata di gocce di rugiada.

Le tue sillabe rammentano

echi di sogni lontani,

mi proiettano in un presente

in cui ogni aurora giacciamo

giunti in un fiume di passione

ebbri di schiuma e corolle d’acqua.

Era un sogno regale,

ora viviamo in una terra

di muschio e torrenti sorgivi-

scendiamo a valle per mano

come l’unica idea scarlatta

che orla il nostro emisfero.

Mai potrò vivere senza te,

angelo dolce dalla pelle di miele,

profumata  di fiori-

rosa muschiata nella neve,

unica come sei, donna dai fianchi snelli

che lambisco in un gomitolo di lenzuola.

Nel medesimo ruscello

Spostiamo insieme distanti

gli argini d’un fiume denso

d’una grassa prateria di fiori,

viviamo nel medesimo ruscello

scaturito da una florida fonte,

apparteniamo ai lidi più felici.

Filari di pioppi lo ornano,

son legni che viaggiano sulle onde,

il nostro peso immobile

scaverà il paesaggio rupestre-

ogni accordo di consonanza

mai concluso presto si dissolverà.

Nella città impregnata

di miseria e tirannia

l’ombra di paesaggio si scolora,

s’eclissa l’ora della schiavitù

alle spalle speranza mi spinge-

mai per sempre ci lasciammo.

L’erba si rialza viva

su strati innocenti di terriccio.

La gioventù in delirio si scolora,

più oltre tutto è rovina-

saranno baci a misura di noi stessi

impastati di rosa e rosso fuoco.

Recensione 5/5 su ibs a Dieci dolcezze (Puntoacapo, 2020)

Da un milanese forse ci si aspetterebbe altro; Galvagni contraddice quel cliché, egli sembra piuttosto un latino, o quanto meno un portatore di colori e di luce mediterranea. In lui spira l’aria del mare, della libera natura. Egli è un sudamericano nato a Milano. Il tema della poesia di Galvagni è uno soltanto: la donna. Non ho affatto intenzione di esaurire gli argomenti del libro, ché non sarebbe possibile. Al lettore il piacere della scoperta. Il riferimento dei pochi dati di realtà non è a una sola donna, o almeno così sembra, ma all’universo femminile, a partire da una ragazza “reale” ma appartenente al trascorso. La donna è desiderio di unità nel due, “nel dolce sogno d’una vita comune” (p. 40). D’essere condotto “per mano”, “verso una vita felice,/verso l’inferriata/che mi divide da me stesso” (p. 49); o anche, le si dice, “verso una vita lieta,/divelgi l’inferriata che mi divide/dal tuo sorriso che tutto occulta” (p. 53); colei con cui già (s’immagina) “Viviamo in un solo zampillio,/apparteniamo al porto più felice”, mentre “più oltre tutto è macerie” (p. 66). La donna è desiderio, amore d’amore, da parte del poeta, desiderio d’essere desiderato (pp. 29, 61) e amato (pp. 29, 79). Rimedio sicuro alla solitudine, lo stato che viene più volte menzionato (pp. 36, 43, 44, 71) ed è in grado di sondare “la mia mente penetrando nell’anima” (p. 65). Ferrari, nella postfazione, scrive che Galvagni è decisamente ispirato dalle radici della poesia occidentale, ripercorrendola tutta, compresa la tradizione cortese del medioevo; aggiungerei che ciò rischierebbe, di per sé, di collocarlo fuori tempo, decisamente e da molti punti di vista. Ma intanto, mi sembra sia vero. Tuttavia, oltre a concordare sullo spirito di tale collocazione, direi che c’è dell’altro, che non sfugge a Ferrari, quando egli accenna al “repertorio lirico-erotico” di questo poeta: qualcosa dei suoi versi lo rende modernamente antico, scrive Ferrari.

Prof. Carlo Di Legge

Onda di marea

Onda di marea risacca del firmamento,

acqua che sale sulla rena dove le nostre orme,

passeggiando, lasciano una scia di libertà-

t’apri come la corolla d’una rosa nell’aurora.

Un immenso che graffia il vento

come un potente lancio di frecce nel cielo.

Ah primavera di abbacinate farfalle,

lei rondine innamorata che vola dal mio cuore al sole.

Scalpita nel crepuscolo,

i tratti del suo volto incisi dai coltelli nelle mie mani

lei, i suoi acuti giunti ai miei

lei, i suoi occhi marroni.

Lei, il suo cuore, libellula libera

che, come una formica intelligente

con antenne d’istinto mi tocca.

Quando le mie parole la trapassano

come aghi entrano come spade

in un velluto d’arazzi.

Fiamma di luci,

m’hai liberato dalla notte cupa

Amami, desiderami: la tua voce

riecheggia nell’aria e arde nel vento.

Il mio richiamo la raggiunse

nelle notti di gelide stelle.

Infrante chimere

Lambiscimi con gesti di gioia,

una parola d’assedio d’infrante chimere,

una sillaba più vicina alla tua bocca-

mi promette aurore di miele

fluttuando perso nei capelli corvini

dedicandoti, in un sorriso di luna,

strofe d’acqua e di cielo.

Pensieri che non t’appartengono

si tradurranno in note di canto

e ti empiranno d’oro le mani canore.

Frattanto raggianti ruote di pietra

avvolgono il paesaggio rupestre,

raggi d’oro calpestano i campanili.

Tu scrivi margherite sull’erba dei campi.

Quando avvicino il cielo

con le mie mani per destarmi

nelle lame di luce diafana

i tuoi baci si appiccicheranno

come lumache alla mia schiena-

gireranno i calendari e sortiranno

nel mondo i giorni come foglie azzurre;

comparirai nel mio spazio, nel mio anello

ora solo verbo ed inferno.

Ti guarderai in una lacrima,

t’asciugherai gli occhi dove fui-

ora d’improvviso piove verde ma il mio cielo s’è fatto roseo.

Recensione a Favolesvelte, Golem Edizioni 2016, Valeria Bianchi Mian.

Come scrive la nota  psicologa e psicoterapeuta nonché scrittrice Valeria Bianchi Mian a proposito del suo notevole volume Favolesvelte:

“In questo libro troverete una buona parte delle trecentosessantacinque storie che io stessa ho inventato e disegnato per il blog nato a partire dal gennaio 2014 per esattamente un anno. Alcune opere sono rimaste fuori dal contenitore o perché troppo auto-referenziali o perché meno convincenti. La maggior parte dei disegni che andrete a scoprire tra le pagine sono stati rinnovati o completamente rivisti per la pubblicazione: ho scelto di illustrare solamente alcune. Il volume è organizzato in quattro aree. Nel primo gruppo troverete le storie d’amore, un compendio d’amore, il sentimento osservato nelle sue differenti forme. Nel secondo “capitolo” incontrerete le classiche filastrocche per bambini, le fiabe e le narrazioni del mondo fantastico, onirico e della vita quotidiana; potrete leggere le poesie civili e le storie evolutive. Nella terza parte del volume si entrerà nel buio leggendo i versi più “neri. Nella quarta ed ultima parte verranno narrati i casi di Daniel Viola.

Sono filastrocche tutte notevoli che descrivono perlopiù nani e angeli, cavalieri e regine di cuori, ma non bisogna credere sia solo un’immersione immaginifica. Valeria Bianchi Mian possiede come arma descrittiva che ne fa tessuto narrante l’occhio immerso nella realtà sia azzurra che bigia perciò scrive di chi vive, sorride e piange, di chi impara e ricorda da adulto d’essere stato bambino. Di chi ama, di chi soffre e dei tanti umani strani che ci circondano, col parrucchino e gli stivali. Narra del il mondo che amiamo o odiamo per quel che di strano e folle ci regala. Perciò si riscontra tanta voglia di vivere la vita in queste filastrocche, alcune impreziosite da disegni molto belli. Usa anche la matita e i colori per illustrare ciò che la tecnica descrittiva non può esplicitare: elfi e strani personaggi.

Per cogliere qualche esempio del testo che si può trovare nella sezione amore, a partire da Il sasso filosofico in poi, sono tutte visioni per la maggior parte oniriche e prettamente introspettive, chiaramente con forti influssi psicoanalitici junghiani. Ho citato la sezione amorosa perché è la più intensa ma anche le altre sono costruite col medesimo archetipo.

Citerei in particolare sette filastrocche (tre della sezione amorosa, altrettante della sezione Favolesvelte dell’evoluzione ed una della penultima sezione Favolesvelte nere.)

La filastrocca d’apertura IL SASSO FILOSOFICO E IL FIORE

C’era una volta un piccolo sasso

che giù dal monte in basso

nel mezzo di un prato tutto fiorito

laggiù-proprio in fondo-fino al fossato

dove un bel fiore di colore rosso

si stava lisciando il petalo mosso.

Mosso dal vento, il fiore cantava

canzoni d’amore e Amor sognava.

“Eccomi qui!” disse tosto quel sasso.

“Ti appaio forse un pochino gradasso

ma se son caduto, è il destino

a volerlo: ecco, lo vedi, il cammino

del moto muove, infatti, anche il fisso.

Ora ha mosso l’immoto-questo sasso

dal monte -ed io, sasso, starò col fiore

per cercare insieme un ponte d’amore.

Siamo coppia un po’ strana, eppure

a te offro adesso le mie buone cure:

l’ombra, il riposo ed anche il riparo

perché tu, fiore, mi sei già caro.”

Il fiore arrossì, divenne più rosso

e amò quel sasso caduto nel fosso.

A pag. 49 IL MATRIMONIO

L’incontro amoroso tra il Sole e la Luna

non avviene molto spesso ma una volta

ogni tanto, come adesso, lei è piena

di lui, e lui nel suo abbraccio l’ha accolta.

Non avviene molto spesso, come adesso

che i due s’incrocino sopra il mio tetto.

Per fortuna, chè ogni volta che fan sesso

trema il palazzo nell’abbraccio perfetto.

Sole e Luna son “momento eccezionale.”

Non tutti i giorni tu ed io siamo in cucina

a cucinare effetti da sesso astrale-

ma le parole che tu mi scrivi ogni mattina

sono favola avvolta che dice noi due.

A te-proprio te-dono una filastrocca

perché pazienza e attenzione sono le tue

carte al Sole, ed io son Luna che oro tocca.

A pag. 61 PERSEFONE

Cara amica perché ti lamenti?

Hai scelto tu stessa la tua sorte:

Regina di paure e tormenti

per sei mesi l’anno tu sei Morte.

Nell’attimo stesso in cui hai ingoiato

quei tre chicchi più rossi del sangue

col Re infernale hai suggellato

il vincolo che ti rende esangue.

Sorella, tu hai altri sei mesi

per tornar donna sulla terra.

I tuoi giorni son come archi tesi

sovrana spezzata che oggi erra.

A pag. 96 IL GATTO CHE VOLEVA VOLARE

C’era una volta un bellissimo gatto blu.

Milù era scuro come la notte sul mare

era cielo lucido, un manto senza stelle.

Quasi luce risplendeva il suo buio pelo.

Milù si arrampicava sul tetto, più su

sempre più su: saltando, voleva volare.

Desiderava toccare la Bella tra le belle

andare sulla Luna per strapparle il velo.

Forse l’astro argenteo, il celeste bijou

può rendermi allegro, può rischiarare

il mio umore triste, come le caramelle

colorate nei barattoli, le mele sul melo.

Potrà amarmi? Lei ama la notte, il blu

del cielo in cui lei stessa abita, le rare

sfumature. La Luna mi sorride, sorella

del Sole, amante lontana…ecco

Volo!

…”

Milù si ritrova sul prato: è caduto giù.

Fino al mattino se ne starà a miagolare

poi ternerà da me verso l’alba, monella

mattiniera, con i sogni di un gatto solo.

A pag. 104 LE OMBRE SUL MURO

Ombre brevissime e sagome lunghe

ombre smunte vanno ondeggiando lievi.

Ombre nerissime, grigie e opache

ombrette fuoriuscite dalla brace.

Ecco le ombre vere cercate di notte

da quella fatina sconsiderata.

Con la sua bacchetta in rosso fuoco.

Il fuoco scoppiettante, esuberante.

Lucciola brillante è il lume fioco

che coglie l’aurora con i miei racconti

di ombre che sul muro son danzanti.

Tu dormi, bambino: è giunta l’ora!

Dormi adesso

e poi dormi ancora!

A pag. 193 ED MONDO, la più poetica.

Il signor Ed Mondo scrive frasi e poesie

sui tovaglioli al bar della mia stazione.

Lui è un vagabondo con mille fantasie

ma ha perduto il filo della direzione

in cui i treni vanno e si scorda l’orario

preciso di un diretto o di un Regionale.

Il signor Ed Mondo abita sul binario

di doppi sensi in narrazione corale

fatta di pezzi di pizza e di cartacce

fuori dai bidoni della spazzatura.

Son storie di scorci di gambe e di facce

immagine passata, visione futura.

Ed Mondo, lui conosceva a menadito

il tempo dei treni, chè seguiva ogni via

sopra il tabellone, indicando col dito

al viaggiatore perduto dentro la follia.

Ecco qui ad esempio un suo appunto un po’ unto

uscito dal mio tovagliolo di carta:

“La stazione è il nostro vitale riassunto:

un passaggio prima che Morte riparta.”

A pag. 201 LA PALLA CON GLI OCCHI

La palla con gli occhi

del negozio di balocchi

occhieggia, è speranzosa

ma ancora no, non osa

balzar dallo scaffale

temendo di farsi male.

La palla con gli occhi

dice: “Io non ho sbocchi.

La vita qui è noiosa

ma fuori non é cosa…”

Osserva lungo il viale…

lacrima amara sale…

perché agli otto rintocchi

chiude il mondo di balocchi.

Nel silenzio della notte

le vetrine sono rotte.

Nello scempio della notte

la palla, un po’ per sfizio

viene presa a calci e pugni

uccisa con i suoi sogni.

Filastrocche scelte con cura in un registro stilistico originale e personalissimo (certo questi dettagli non sminuiscono il valore dell’opera che è notevole) filosofeggiando su svariati aspetti delle vicende umane, in un dettato limpido e preciso che si avvale del dono d’una penetrante forza di pensiero intriso di forti influenze junghiane (com’è, del resto, la formazione psicoanalitica di Valeria Bianchi Mian). Volume da leggere a poco a poco ed ovunque gustandone l’affascinante afflato poetico, descrittivo e, se così si può denominare, poliedrico.

Libro assolutamente da non perdere.

Marco Galvagni

L’arcobaleno

Annego nell’inchiostro

la seta fine che avvolge

il mio sonno

tra voli notturni

di pipistrelli e schiamazzi

mattutini delle lavandaie.

In un’ aria di carta

cerco di dirigere

il traffico delle mie passioni

e, lasciandomi lambire

dalla brezza amica,

mi riposo all’ombra

della grande quercia

ascoltando canzoni di ieri.

Il tempo, intanto, immemore

delle mie sofferenze,

ambisce solo a spargere

la mia cenere dolce

nell’armonia dello spazio remoto

dove le stelle per noi son morte

e non c’è un arcobaleno

che, dopo le vicende della vita,

si stagli nel cielo turchino e muti

la nostra essenza dall’ombra alla luce.

Pubblicata nel 2005 dalla rivista nazionale Poesia.

L’amore fragile e puro

Il nostro amore ci donò

importanza di corallo,

scese dalle stelle

con la virtù d’una corolla d’acqua

che crebbe e si diffuse

dandoci continuità nella gioia.

Per i nostri corpi

s’aprì l’uscio d’una cascina

dove nel grano ci coricammo,

s’aprì un infinito godimento

che nacque e ci accese

distruggendo la ruggine della paura.

Siamo l’amore fragile e puro

mentre si sfoglia il secolo:

il tempo corre ma mai nessuno

orbiterà nella fiamma dei tuoi occhi

col loro fogliame intarsiato

mentre a me ammiccano cortesi.

La verità in te fiorisce,

appendiamo il nostro amore

a una ruota alata

sì da farne un mulino di stelle

che dipingono le nuvole d’azzurro

mentre un violino suona l’amore vittorioso.

Il silenzio acuto del mattino

a mio padre

Ho annodato
a ciottoli levigati
il fluire dei miei ricordi.
Forse era l’aurora cremisi
che si specchiava nei solchi
delle rare onde,
forse la magia
del silenzio acuto del mattino.
Forse la quiete infinita
ed il confluire d’umane speranze
tipici d’ogni alba
in qualunque angolo del mondo.
Forse un po’ di tutto ciò
mischiato all’amore per la vita:
e noi in simbiotica armonia
su quei greti ci trovavamo,
padre,
ed era l’acuto silenzio
delle nostre illusioni,
la genesi
delle nostre buone intenzioni.
Era la folgorante attesa
d’un alito di luce
a farci muovere, padre,
laddove ormai sono avanzate
poche manciate di rena
e l’acqua ha reso canute
persino le amiche conchiglie.

Pubblicata dalla rivista nazionale Poesia nel 2000.

La magia del destino

Il vento ulula sulla mia solitudine,

senza di te il cielo è senza sole

e, la notte, privo d’astri scintillanti

ma quando incrociamo lo sguardo

tovaglie di neve sluccicano,

finestre s’apriranno in venti di passione.

Quando ci guardiamo negli occhi

coi riflessi neri delle tue iridi

ogni ombra di tema svanisce-

immagino un futuro roseo

mentre nella tua assenza

si svuota lo spazio siderale.

Vali più di mille baci,

la vita meno del tuo amore

e mentre muore un daino trafitto da frecce

non avanza che il tempo di provare

a conquistarti, farfalla libera,

unica come una rosa nel deserto.

Cadono e muoiono gli uccelli

ma andremo sino alle stelle

camminando spediti senza ombre

in un sentiero ornato di glicini.

Tutto sarà palese sotto la seta delle lenzuola

che ci attendono baciate dalla magia del destino.