Recensione 5 stelle su ibs a Un amore assoluto (Eretica Edizioni, 2023) della stimata Sig.ra Rita Bompadre.

Marco Galvagni amplifica i suoi versi nella devozione di un vincolo che lega corpo e anima, rinnova, dalla colta combinazione tra componenti estetizzanti, il privato vitalismo, manifesta il proprio entusiasmo nelle suggestive espressioni della natura, nelle dichiarazioni affascinanti delle stagioni, nella tentazione lusinghiera dei luoghi e nel richiamo audace e infinito dell’universo dominato dalla passione. Decanta l’indole romantica del sogno, la nobile capacità di suscitare l’intensità delle promesse, le persuasioni devote e sensuali. I testi concentrano magistralmente l’influenza dei sensi, esposti come strumento conoscitivo per affiancare la realtà e capirla, declinano la raffinata bellezza di un ideale femminile evocato e vagheggiato, rinforzano la destrezza sentimentale con l’intrinseca esaltazione della voluttà, incoraggiano a trattenere ogni sensazione come occasione sublime di identificazione e congiunzione con il tutto, come propensione illimitata ad abbandonarsi alla magia celebrativa, ricambiata, di ogni intimo abbandono. L’efficace padronanza del mezzo espressivo nelle poesie di Marco Galvagni, assorbe l’indirizzo sensitivo delle parole e consuma il misterioso sedimento oscuro dello stupore e della meraviglia. Il poeta, impaziente di possedere l’invisibile e impalpabile lusinga d’amore, scava nella parola il segno perfetto dell’appartenenza, la segreta corrispondenza condivisa nella diffusione delle sorprendenti e invitanti complicità, interpreta l’indefinibile compiacenza e l’inafferrabilità del presentimento, avverte il timore ineffabile dell’attesa, il rapimento chimerico. Insegue l’immagine inesauribile dell’idillio, il labirinto sfuggente degli episodi memorabili, la divinazione del tempo, gli incroci inclinati degli appuntamenti. “Un amore assoluto” concede alla sua lettura la sensibilissima confessione della volontà di amare e di essere amati, l’esplosione panica del mondo interiore, la gioia di vivere. Silloge vivamente consigliata.

Fata turchina

Né il cuore è più spezzato da una lama

in prati brinati di spine,

in un bosco vuoto come i bicchieri nell’aurora

perle d’acqua sgocciolano melodie d’amore,

il braccio si stringe alla tua cintola,

due mari nocciola nei tuoi occhi marroni.

Passi con coppe d’argento e ciglia asciutte

fata turchina dischiuso fiore,

aria che scende come un ruscello a valle,

sole splendente un po’ collerica,

impronta d’acqua ribelle che scivola

in un tappeto d’erba dove sei rosa selvatica.

La luna in strade sbiadite da luci gelate,

le solco raccogliendo giornali dai quali fuoriesce

                                                               la tua fotografia,

i cui titoli sono i sottili pensieri di canto della voce lieta,

la mattina m’intrufolo tra le lenzuola col soriano,

m’alzo, osservo la barba ispida fra le crepe dello specchio

                                                   poi gli racconto del tuo sorriso. 

Germinerà e sortirà all’azzurro

ancor più il tempo dell’amore!

Si scardinerà il destino,

il silenzio della notte fermo ad ascoltare

dalla vista di Venere al primo bacio di raggi,

avviluppata fra le lenzuola, madida, sussultante in fremiti.

Due rosse binarie

Continua ad essere il mio fiore

quando alberi rampicanti salgono

e sorridi nel rossore del tramonto;

allora basta un gesto tenero

perché nella notte l’orologio

scandisce le ore e ti empie d’oro.

Sei la donna amata nel mio petto,

il tuo capo d’oro scintilla

come un nasturzio luminoso,

gira agitando il mulino del cuore,

scendono le lancette delle ore notturne

tali a pipistrelli dal cielo.

Quando con te s’avvicina la luna

i tuoi baci infuocati

s’appiccicano come lumache

alla mia pelle che freme per te-

tu sola esisti nel mio universo

ebbro di pioggia di lacrime felici.

Al mio fianco, donna innamorata,

sei una canzone intitolata col mio nome

e mai ne sfogli altri.

Siamo due rosse binarie

intrise della rugiada dei campi ove ci stendiamo

feriti d’amore dagli aghi di pino.

Recensione 5 stelle su Amazon a Un amore assoluto (Eretica Edizioni, 2023) dello stimato Andrea Romanelli.

5,0 su 5 stelle Un puro cantico emozionale!!

Questo “Amore Assoluto” è un puro cantico emozionale, dove l’introspezione diventa un volo sconfinato e le parole si materializzano in vivide immagini visive. Qui ci sono montagne russe e il lettore ne è il passeggero. Assapora calore, intesa, passione. Tra le salite irte e le discese a strapiombo. Impattanti come sempre le figure retoriche. Il poeta sa trasportarci emotivamente nel suo sentire fino a farci udire il palpito del cuore e il trasporto emotivo di una sensualità palpabile. Tattile. Il poeta della Milano di periferia ha qui colto perfettamente quello che la poesia deve dare: ritmo, metrica, incanto e messaggio emozionale. Attraverso le sue liriche, questo consolidato autore, ci fa intendere la sua voce: ora suadente, ora soffusa, ora tremante in un inno a quel sentimento di cui l’essere umano non può fare a meno fin dalla notte dei tempi. Irrazionale, incoerente, folle: AMORE! Elementi “minerali e terrestri” e colori pastello accompagnano improvvisate alcove d’amore sotto a un cielo sovente muto. Una voce sempre originale e garbata quella del Galvagni, descrittiva e sensuale. Rende caleidoscopio di immagini i propri pensieri e le proprie riflessioni, regalando a chi s’appresta alla lettura un prezioso amore da amare, da esaltare! Non da ultimo il libello è coraggioso perché sa affrontare in maniera esclusiva e totalizzante il più usurato dei temi, l’amore. La sfida: rivitalizzare il vissuto personale e buttarlo fuori a mo’ di catarsi nella passione dei suoi versi. Il Galvagni parla d’amore e vive d’amore, come una passione che letteralmente lo trascina. Il risultato è un moderno canzoniere dell’amore possibile, impossibile e tormentato; che si staglia tra le nevrosi del mondo contemporaneo con l’esemplarità di una storia senza luogo e senza tempo.

Andrea Romanelli

Il silenzio acuto del mattino

A mio padre

Ho annodato
a ciottoli levigati
il fluire dei miei ricordi.
Forse era l’aurora cremisi
che si specchiava nei solchi
delle rare onde,
forse la magia
del silenzio acuto del mattino.
Forse la quiete infinita
ed il confluire d’umane speranze
tipici d’ogni alba
in qualunque angolo del mondo.
Forse un po’ di tutto ciò
mischiato all’amore per la vita:
e noi in simbiotica armonia
su quei greti ci trovavamo,
padre,
ed era l’acuto silenzio
delle nostre illusioni,
la genesi
delle nostre buone intenzioni.
Era la folgorante attesa
d’un alito di luce
a farci muovere, padre,
laddove ormai sono avanzate
poche manciate di rena
e l’acqua ha reso canute
persino le amiche conchiglie.

Pubblicata dalla rivista nazionale Poesia nel 2002.

Un albero di luna

I tuoi piedi di velluto nell’ombra,

le tue mani nella luce

guidano il volo d’aquila reale,

volteggia in un cielo d’innocenza-

tra la rugiada dei fili d’erba

le mie labbra conobbero il fuoco.

Porgendoti la mano incrociai i tuoi occhi nocciola

che mi stanno scalfendo l’anima nei sogni

in un palpitare d’immagini colorate.

Non importa per te che hai occhi non nati:

quando aprirò il libro d’acciaio del secolo d’oro

isserò bandiera di te, stella prigioniera.

Dal blu della volta celeste

m’avvicino ai raggi dorati della tua chioma,

terra di grano nata dal sole.

Si prepara il confine di notti scarlatte

nella mia anima rosso ciliegio

e accende pietre e ciottoli levigati.

Perché cresce l’onda del mio cuore

facendosi pane

e che la bocca lo divori.

Il mio sangue è vino che suggi.

Il fuoco è l’amore rupestre che c’infiamma.

Io e te siamo un albero stellato di luna.

Ghirlanda

Nelle albe la luce del sole

brilla sulla tua chioma corvina-

sei giunta da un aroma di fiori-

ora sei un grappolo innamorato

che custodisco fra le mani

ogni giorno sia roseo che grigio.

Ghirlanda ocra,

ti stendo un tappeto intarsiato

sicché tu possa solcare arazzi.

Mai nessuno scriverà il tuo nome-

lo custodisco nell’anima

del nitore della neve.

Quando nel cielo passano uccelli,

merli che trillando ci salutano,

mai vi è fra noi un temporale

che sollevi un turbine di foglie

sciogliendo i nodi delle ancore del cielo

ma solo il tuo sorriso come acqua fresca.

T’amo e mordo come una mela

la tua bocca di fragola,

baciandoci sei l’unico astro

nel ventaglio delle notti

del mio emisfero che gira

come una ruota di caprifogli.

Angelo dolce

Alla memoria di mia madre

Angelo dolce

profumato d’incanto,

dipanavi le mie vicende

nel transitare farfugliando

su questa terra ora azzurra,

ora che sogno di lambire

le sue trecce frumento che scattano

ogni aurora nella brezza marina.

Tu che mi conducevi per mano

tra i fili d’erba dei prati

a rotolare nell’erba insieme ad un pallone

mentre le sue braccia di quercia

erano monito, albero dalla cascata di foglie.

Tu che hai divelto le stimmate degli anni

con un uncino d’avorio

rendendo più terso il cielo

una volta procelloso,

mantenendo l’occhio diamantato del giudizio.

Ora che s’è spento il tuo umano cammino

sempre serberò tra i ricordi

il profumo della tua testa

canuta e stanca che si dondola con fiducia

avvolta nel tepore del mio abbraccio

e la luce del tuo volto

che, in una memoria di bambino,

conservo ancora vergine di rughe.

Luglio 2019

Dea di luna

Fuggii come un marinaio

dal diario dei pensieri

d’un vascello dorato

rinunciando per te, amore mio,

a porti con mille labbra da baciare

ricevendo missive affrancate con filigrana straniera.

Perché è la tua ora, dea di luna,

ora dell’odor di nardo

fuoriuscito da un giardino di roseti.

Di rado cade pioggia,

timida come crepe di specchi,

il cielo è fisso come un vetro.

In te nasce e si ordina

il tempo dell’amore,

con tentacoli di medusa

tocco i focolai del corpo:

la pelle di rame, miele,

fino a suggere sudore celeste.

Lambisco gli alberi neri

che caddero nel mio fiume,

germina il desiderio,

volendoti porre al collo di panna

una corona intrecciata d’alloro

corro al letto nel giglio vespertino.

La più femminea

Sei giovane e più preziosa del quarzo,

la più penetrante d’ogni pensiero

che solchi la frescura del corpo,

la più femminea tra le stelle,

colei che s’è svincolata

dalle sponde d’un ghiacciaio.

I frutti della terra nel sole

hanno fiammeggianti colori-

tu l’illumini col tuo amore

e per accendere la mia vita

i tuoi baci non cercano altre labbra,

a ruota libera ne giunge il respiro.

Ogni aurora è schiusa come uno sguardo

alle delizie del tuo ideale calore,

in una nuvola di torpore

una nuvola di carezze

d’una donna di panna

luna che occhieggia.

Prigioniera fedele e intelligente,

socchiudi un mondo cangiante e fino,

un universo tiepido e dolce

sotto le nuvole delle tue palpebre

nel solo sorriso d’un bacio

perché sei donna in ogni tua stilla.