Fata turchina

Né il cuore è più spezzato da una lama

in prati brinati di spine,

in un bosco vuoto come i bicchieri nell’aurora

perle d’acqua sgocciolano melodie d’amore,

il braccio si stringe alla tua cintola,

due mari nocciola nei tuoi occhi marroni.

Passi con coppe d’argento e ciglia asciutte

fata turchina dischiuso fiore,

aria che scende come un ruscello a valle,

sole splendente un po’ collerica,

impronta d’acqua ribelle che scivola

in un tappeto d’erba dove sei rosa selvatica.

La luna in strade sbiadite da luci gelate,

le solco raccogliendo giornali dai quali fuoriesce

                                                               la tua fotografia,

i cui titoli sono i sottili pensieri di canto della voce lieta,

la mattina m’intrufolo tra le lenzuola col soriano,

m’alzo, osservo la barba ispida fra le crepe dello specchio

                                                   poi gli racconto del tuo sorriso. 

Germinerà e sortirà all’azzurro

ancor più il tempo dell’amore!

Si scardinerà il destino,

il silenzio della notte fermo ad ascoltare

dalla vista di Venere al primo bacio di raggi,

avviluppata fra le lenzuola, madida, sussultante in fremiti.

Descrizione di Un amore assoluto (Eretica Edizioni, 2023)

Amore assoluto è una silloge di poesie a carattere prettamente amoroso, tutte dedicate a una donna già molto impegnata ma dalla quale il poeta sente d’esser ricambiato. In un fugace incontro, infatti, i loro occhi s’incrociarono e scoccò fra loro questa folgorante scintilla che perdura anche ora. Il carattere delle liriche, quindi, è sia onirico che visionario, nel senso che anticipa ciò che inevitabilmente accadrà. Questa silloge, la terza consecutiva con Eretica Edizioni, pone Marco Galvagni al centro della rosa delle maggiori promesse del panorama poetico nazionale.

L’aurora azzurra

Brilla uno spicchio di cielo
nella sera gravida di pioggia,
un raggio di luna intonaca la stanza
accarezza la seta della sua pelle,
il gomitolo di lenzuola il nostro vestito.

E’ una pioggia ad aghi di lacrime felici
rivivere la magia d’ogni crepuscolo in una stella.

Ebbra di baci,
nel sentore verde di quella pioggia,
ha bocca di rose – insegue la traiettoria del Sole.

Le palpebre si dischiudono in un sorriso,
ciglia asciutte ornano il velo dei desideri,
il loro cuore d’ebano trova fiamma nella notte.

In quel sorriso del suo mare d’occhi l’aurora azzurra di lacrime felici.

La magnolia

Fiamma di luci iridescenti,

viola coronata di spine

cespuglio di frutti selvatici, di mirto

nella danza delle foglie ingiallite

precipita la mia anima di giglio.

Quale richiamo, ciottolo, arazzo

                                ti mostrò la mia dimora?

Ora ti lambisce la notte. l’aurora,

la terra, l’orzo, l’avena,

la virtù del grappolo del mazzo

di fiori che recai nelle resine dell’atlante

del tuo mondo rigato di fiumi

ove sei magnolia scatenata nella schiuma.

Il territorio del vulcano dei miei baci.

L’amore immenso

Nei sottoboschi dal profumo di pruni,

ginestre e ciclamini

sei l’unico fiore prezioso

entrato nella mia vita allora sciatta

accendendola d’amore immenso

un gelido inverno col tetto dei fiocchi

                                                 a far da manto.

Hai calcato le orme della mia dimora,

pronta m’hai eletto il tuo principe-

io ti stendo un tappeto di diamanti

ovunque passi ammirata

dalle lusinghe dei passanti,

inconsapevoli che sei la dolce fata solo mia.

Ora siamo in una primavera azzurra,

volano nell’alba rosata canarini

appena fuoriusciti dalle loro gabbie

e nel rossore del crepuscolo rondini

con ali sparpagliate-

io mi getto su di te ebbro di desideri.

Mordo come una mela

la tua saporita bocca di fragola,

lambisco le anche e i fianchi

sinché non entro fra le lenzuola

e gioco a trastullarmi radioso

con la tua orchidea bagnata.

La mia ancella

T’amo perché sei infinita

tale alla mia ancella

per ammirare il tuo viso

di girasole, di ghirlanda gialla

nata per me, per essere

solo la mia fiamma iridescente.

Sui litorali c’inebriamo

della schiuma delle onde,

aspirando aromi salmastri;

d’inverno ammiriamo

i cervi sulle montagne

e ci gettiamo a capofitto nella neve,

Sei la stella più bella

in ogni stagione-

hai sguardo sfolgorante,

io ti stendo un tappeto di diamanti

ovunque passi ammirata

da uno stuolo di passanti smaniosi.

Nel rossore del crepuscolo

mi getto a capofitto con te

in un gomitolo di lenzuola.

L’alba filtra una lama di luce

dalle persiane e ci coglie

ancora avviluppati e madidi.

Il battello dei sogni

La luce dei tuoi occhi è al limite di primavera

dove ogni gesto si tocca, s’interseca

dapprima solo rosso incenso

ora sottobosco dal profumo di pruni,

nuvola immobile nell’azzurro,

violino che suona un armonico concerto di note.

Ti racconterò dei tuoi occhi,

del loro colore corvino,

folgore d’una scintilla d’un alfabeto d’amore.

Davanti all’uomo conquistato

sei cieca esaltazione, regina

ingenua come un fiume nel deserto.

Fra le aurore e il frangiflutti delle notti

vi sono ghirlande da coltivare,

te ne pongo una al collo di panna.

Fra i tuoi occhi e il mare

immagini d’onde di passione,                                                                                                

il nostro nido come quello d’una coppia di rondini.

Il battello dei sogni

veleggia in un lago dorato,

la terra inseminata attende i tulipani.

Sei la superba avventura del maggio odoroso

nei tuoi occhi vi son perle ogni giorno

più incantevoli d’un mazzo di fiori alle campane dell’arcobaleno.

Un’ala di stagno

Sei candida nel sole o nella notte stellata

con la trionfale luce bianca e le iridi nocciola,

l’amata corona d’alberi dorati

il nasino d’animale solitario, pecora selvatica

che odora d’ombra e di cielo,

scolpito come un diadema tra le fossette.

Che puro il tuo sguardo d’ambra,

caduta d’occhi, feroce pungolo

sino a cogliere il varco sino al tuo astro.

La mia bocca d’esilio vorrebbe mordere la tua carne,

le tue braccia, il tuo petto

in cui penetra il vello come un’ala di stagno.

La mia chioma di farina e frumento,

la pelle di figlio maturo

s’innalza nella fronte come un ghiacciaio,

i denti di fuoco bianco, d’equità simmetrica,

la mia schiena arcuata sostiene

il peso greve d’una statua d’avorio.

Sognando anni di baci fissi

come la struttura d’un’ala, come limite d’autunno

bimba, amorosa mia

la luce ripone il suo letto sotto le tue palpebre

bianche come rotonde colombe,

costruisce i suoi nidi dentro di me.