Bocca illuminata

Le feci io il primo,

vivace passo su questa terra rosata

con un acuto vagito di bimbo

donandole orchidee all’infinito-

sfavillanti come la neve,

ardenti come il sole di mezzogiorno.

Il gallo alle porte d’aurora

avrà frantumato il tappeto della notte

su rulli di vivacità.

Non si leverà tanto presto il capo

verso il sole che si adorna

ma si occulterà dietro gli occhi.

Si leverà poi verso una lama di luce

la tua bocca più vorace d’una mimosa,

bocca celata dietro a ciglia asciutte-

presto si occulterà dietro agli aghi di pino

dispensando sogni nel silenzio-

collana spezzata da parole ribelli.

Un’altra bocca per giaciglio,

amica di erbe febbrili,

selvaggia e buona creata per me

e per nessun altro-

bocca immemore d’ogni linguaggio.

Bocca illuminata dalla mia anima.

Il dubbio

Per la via dell’anima,

nell’ombra, in sei folate di sonno agitato

giungo a te la duplice, la multipla.

Tra i fili d’erba dei prati

ci rotoleremo feriti da coccole dagli aghi di pino

o bagnati d’amore da carezze di rugiada.

Il tuo corpo più altezzoso del mio,

il regno del mare vicino con la sua primavera

in estati di rena fine

dove le nostre orme sulla battigia

lasceranno impronte di stupore.

Ed ecco che vi bruciano fastelli d’ermellini.

Nella trasparenza erratica

del tuo volto brunito

i granelli di rena saranno estasiati.

Invidio di loro purezza e candore.

La tua inesperienza sulla paglia dell’acqua-

tornerà senza inchinarsi la strada dell’amore.

Per la via dell’anima,

senza il talismano che custodisce i miei segreti

che non dispiega le tue risa alla folla

scenderanno lacrime per chi ne serba rancore.

Esser triste avvalora il dubbio tangibile

che tu sia reale in occhi altrui.

Il pianoforte dei miei versi

Perchè continui a percorrere

il tuo contorno, le linee armoniose

ti coricherai sul pianoforte dei miei versi

come in terra di boschi o di schiuma

nel sapore del gusto dei frutti delle zolle

o nelle note vivaci della musica marina.

Hai piedi morbidi e arcuati

identici ad un antico lamento

delle anse del vento o del suono-

giunge alle tue orecchie perfette,

infinitesime e rare conchiglie

del fantasmagorico reef del Mar Rosso.

Uguali sono i tuoi seni paralleli

e sono, spiccando il volo, le orbite

che si dischiudono in una luce di stella

o si serrano rarefatte-

mai una perla di lacrima, asciutte-

due città sconfinate nel mare degli occhi.

Non è solo luce che cade nel mondo

il loro bagliore:

è soffocare la neve d’inverno,

da te emana luminaria nei campi

perché sei la stella, accesa dentro.

Sotto la tua cute canta la luna.

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

dischiudono i vetri delle finestre-

penetreremo nel ballo delle foglie gialle

nelle quattro pareti dell’intimità,

giungerò alla tua immagine latente.

Sempre a me ritorna come un chiodo di cristallo.

Una sontuosa dimora, rifugio desueto

da cui inizieranno i viaggi e le migliori follie,

vi proteggeremo l’incedere della via

cercheremo bagliori azzurrati d’universo

sotto la campanula del firmamento

riposandoci madidi ogni aurora in un manto.

Nuvole fuggevoli dall’eterno sorriso nel blu,

laghi ingabbiati in fondo alle pozze, la pioggia,

la lingua del vento con anelli di frescura,

giardini novelli infittiti di tenere spine-

di questi la più bella sei tu, un balsamo di riposo.

Vorrei scorgerti nuda e lucente come un panno bagnato.

Le fogge dei colori cangianti del cielo su di noi

sul filo della leggiadria della tua chioma-

saremo un’unica idea simbiotica nell’aere

vestita da indumenti a tinte rosse di passione,

bianchi come il nitore della tua anima candida

o rosei come gli acuti che si elevano nei capricci striduli.

Dieci dolcezze

Nel giorno del compleanno del mio migliore amico.

Dieci dolcezze e la verità vive

dall’albero insanguinato scaturisce amore

mi ammaestra in vita non più onirica

sei illimitata pazienza e passeggeremo giunti.

Sii forte da spianarmi la fronte,

la vetta della fronte cocciuta, corrosa.

La tua grazia si palesa in dieci dolcezze.

Un sorriso di luna si delinea fra gote

rosse come l’ippocastano,

eco d’aria in una miniera:

vi giace il carbone delle tue iridi

o il quarzo della chioma.

Ti diletti in giochi d’amore

ti pensi sola ma ti ritrovi duplice

riflesse nello specchio due bocche in una,

bellezza intelligente, austera e puerile

luce e calore veggente e visibile:

chi vuole amarti nasce dalle zolle.

Turgidi i seni verso il mio corpo

il tuo petto non ha nubi

verità esala dal tuo cuore nomade.

La vulva fiorita è una ghirlanda

la coglierò nella luna benevola-

coglierò il frutto vellutato e le nespole.

24/4/2019

Onda di marea

Onda di marea risacca del firmamento,

acqua che sale sulla rena dove le nostre orme,

passeggiando, lasciano una scia di luce-

t’apri come la corolla d’una rosa nell’aurora.

Un immenso che graffia il vento

come un potente lancio di frecce nel cielo.

Ah primavera di abbacinate farfalle,

lei rondine innamorata che vola dal mio cuore al sole.

Scalpita nel crepuscolo,

i tratti del suo volto incisi dai coltelli nelle mie mani

lei, i suoi acuti giunti ai miei

lei, i suoi occhi neri.

Lei, il suo cuore, libellula libera

che come una formica intelligente

con antenne d’istinto mi tocca.

Se le mie parole la trapassassero come aghi

dovrebbero entrare come spade

in un velluto d’arazzi.

Fiamma di luci,

liberami da questa notte cupa che annienta.

Amami, desiderami: la tua voce riecheggia nell’aria

e arde nel vento, la mia si smorza e muore.

Il mio richiamo la raggiunse

nelle notti di gelide stelle.

Perché per me sei la più bella

Ely, nel mio cuore

ti lascio un fremito diamantato,

ciò che da te non ebbi

ma che mi donerai come un diadema stellato

figlio d’un antico incantesimo.

Il mio amore è un uccello ferito

e io ne sarò la panacea.

Perché per me sei la più bella.

Hai tatuaggi di nuvole,

cigni e gabbiani

non sulla pelle ma nell’anima,

pura e nitida.

E’ di pane il tuo cuore

e le tue mani sono archi stellati.

Hai anima che io immagino rosso fuoco

come una stilettata nelle tenebre,

prelude ad un gomitolo di lenzuola

in cui, madidi, ci avvinghieremo.

Col pianoforte dei miei versi

per te suonerò note audaci,

nella neve o fra gli aironi

e su di te, sulle tue ciglia

cadrà musica di vero amore.

Sempre m’immergerò

nella tua ombra di corallo.

L’alba e il crepuscolo

saranno il nostro sorriso:

vedrò l’aurora nei tuoi capelli

e la sera nelle tue unghie.

Il tuo viso e il tuo corpo

vennero da me da una casa straniera

in una giornata miracolosa

velata da aghi di pioggia e da un sogno,

un giorno di miracolose resurrezioni di farfalle

in cui tu, prima stella  da qui all’infinito,

fosti avvolta in una carezza di luce,

io felice per averti trovata

fra le crepe d’uno specchio.

La tua bocca mi regalava

libellule di luce,

pensando ad appuntamenti in radure ombrose

in cui rotolarci innamorati nell’erba;

desiderai avvicinarmi al fogliame

per stendermi con te presso il greto d’un ruscello,

nuotando controcorrente, com’è nella vita

il nostro cammino.

Il nuovo autunno della volta celeste

sarà velato di fari nella trama delle stelle,

cadranno in ottobre foglie dagli aceri,

un autunno di nebbie e tristezze.

Io non so dove andrai, dove andrò

camminando senza la mia duplice.

So solo che la mia cripta recondita di gioia

la devo al tuo ricordo etereo,

mia quaglia piumata.

Staremo uniti e le nostre mani

s’incroceranno tra glicini.

Tutto sarà riunito.

Perché per me sei la più bella.

Spirito puro ma guerriero

Non sa tramare insidie

lei spirito puro ma guerriero

difficile, così difficile da sedurre.

E’ il suo sguardo a lasciar trasparire costellazioni

in me ha posto il suo anelito

su di me ha lanciato l’aerea rete di certezze.

Innamorata in segreto

nude parole empiono l’aria

le scoprono il collo e i seni

le palpebre si dischiudono di luce

perché nei suoi occhi i baci

mostrino di lei solo corpo ed anima.

Si protende sul mio viso di pietra

ignaro il suo cuore

confida, scorda.

Sotto le nuvole delle sue ciglia

il suo corpo s’assopirà sul mio petto,

il profumo del capo sprofonderà nei sogni.

La brezza per una strada che avrà fine,

i passi delle foglie più spediti-

t’accarezzerò in un diluvio di colori-

i tuoi occhi fugano la luce.

Hai denti scintillanti come il fuoco,

la bocca fiamma d’ermellino.

Un solo zampillio

Apparteniamo ai greti

dei ruscelli più lieti.

Conosciamo il limbo del fiume

più acceso delle praterie fiorite.

Viviamo in un solo zampillio,

apparteniamo al porto più felice.

Lontani i fiori avvizziti delle vacanze altrui

avanza appena un’ombra di paesaggio,

si eclissano le strettoie della libertà-

portone che s’è dischiuso con un chiavistello.

Speranza ci logorava

in una città impastata di carne e miseria.

Caleranno nel vermiglio crepuscolo

sul tuo volto le palpebre del sole-

sipario dolce come la tua pelle

dagli aromi di velluto

nella salubre vegetazione di boschi e uccelli,

diafana più delle lame di luce dell’alba.

Sono i baci, le carezze

a misura di noi stessi,

più oltre tutto è macerie.

La nostra gioventù si denuda e sogna,

l’erba s’arriccia in sordina

su strati innocenti di terriccio.