Onde

Stanotte ti dedico due paragrafi di cielo

per narrare dello splendore della tua stella:

s’è azzurrata nei riflessi del crepuscolo dei giorni.

Neve a chiazze si spargeva tra i fili d’erba

ed io non mi posso scordar del tuo viso angelico,

bocciolo di rosa che m’hai strappato alla tristezza.

Subito sei stata la voce del silenzio giallo

che m’irrigava sgualcendo il lembo della malinconia…

…ora non parlare, lascia filtrare quel raggio segreto di luna.

Come se passassi attraverso la cruna d’un ago

subito diventasti il fuoco di meraviglia di quella neve

e nel cielo l’aquila che danzava negli squarci di sole.

Tu che hai rotto l’involucro di plastica di giorni identici

accendendo le pareti della stanza nel latte di cielo dell’inverno

chissà se già sognavi di me col capo reclinato sul cuscino?

Ti ringrazio per aver divelto il chiavistello della solitudine:

serrava un portone senza nome – con un gioco di sussurri

ora insieme alla eco dei tuoi gemiti accendono notti di brezza marina.

Noi siamo le onde che galoppano

fino ad essere una sola idea con la volta stellata.

La magia del destino

Il vento ulula sulla mia solitudine,

senza di te il cielo è senza sole

e, la notte, privo d’astri scintillanti

ma quando incrociamo lo sguardo

tovaglie di neve sluccicano,

finestre s’apriranno in venti di passione.

Quando ci guardiamo negli occhi

coi riflessi neri delle tue iridi

la paura si smarrisce-

immagino un futuro roseo

mentre nella tua assenza

si svuota lo spazio siderale.

Vali più di mille baci,

la vita meno del tuo amore

e mentre muore un daino trafitto da frecce

non avanza che il tempo di provare

a conquistarti, farfalla libera,

unica come una rosa nel deserto.

Cadono e muoiono gli uccelli

ma andremo sino alle stelle

camminando spediti senza ombre

in un sentiero ornato di glicini.

Tutto sarà palese sotto la seta delle lenzuola

che ci attendono baciate dalla magia del destino.

La legge del tuo sorriso

E’ stata la tua legge del sorriso

a trasmutare in fronde le foglie del pianto,

un movimento fiorito di luce

a far cadere dal cielo fili dorati

come la leggiadria della tua chioma.

Al primo raggio le tue orbite percorrono

deserti e vulcani, sei però rosa selvatica

la cui essenza mordi piangendo

perché il seme del tuo ovario cadde nella terra-

presto aspirerai profumo di gelsomini

decidendo nell’estate imminente

il colore del nostro oceano complice della schiuma.

Riposa la tua schiena morbida,

il mappamondo del tuo petto,

i petali profumati della tua forma di dea,

entra femminea nei miei sogni-

solo allora sento che scendi dall’albero ombroso,

che passa dal mio amore la cascata del cielo,

e che tu, essendo fiamma di fuoco minerale,

mi concedi il ramo imprescindibile e vita d’oro.

Forse tu, compagna, sei figlia dei riflessi delle stelle e delle fiamme,

rammento come uscisti dalle foglie del fuoco,

sei ancora pane della selva, cenere del grano e dell’orzo.

Amore mio, mia forte colomba, mia stella di sabbia

con la sicurezza d’una stirpe di carta,

giunta alla guerra della mia anima bruciante,

marcerò ora e sempre in quella selva circondato d’animali feriti

accordando i passi al mio delirio

perché ormai svetta la cupola della tua torre.

Recensione a Favolesvelte, Golem Edizioni 2016, Valeria Bianchi Mian.

Come scrive la psicologa, psicoterapeuta nonché scrittrice Valeria Bianchi Mian a proposito del suo notevole volume Favolesvelte:

“In questo libro troverete una buona parte delle trecentosessantacinque storie che io stessa ho inventato e disegnato per il blog nato a partire dal gennaio 2014 per esattamente un anno. Alcune opere sono rimaste fuori dal contenitore o perché troppo auto-referenziali o perché meno convincenti. La maggior parte dei disegni che andrete a scoprire tra le pagine sono stati rinnovati o completamente rivisti per la pubblicazione: ho scelto di illustrare solamente alcune. Il volume è organizzato in quattro aree. Nel primo gruppo troverete le storie d’amore, un compendio d’amore, il sentimento osservato nelle sue differenti forme. Nel secondo “capitolo” incontrerete le classiche filastrocche per bambini, le fiabe e le narrazioni del mondo fantastico, onirico e della vita quotidiana; potrete leggere le poesie civili e le storie evolutive. Nella terza parte del volume si entrerà nel buio leggendo i versi più “neri. Nella quarta ed ultima parte verranno narrati i casi di Daniel Viola.

Sono filastrocche tutte notevoli che descrivono perlopiù nani e angeli, cavalieri e regine di cuori, ma non bisogna credere sia solo un’immersione immaginifica. Valeria Bianchi Mian possiede come arma descrittiva che ne fa tessuto narrante l’occhio immerso nella realtà sia azzurra che bigia perciò scrive di chi vive, sorride e piange, di chi impara e ricorda da adulto d’essere stato bambino. Di chi ama, di chi soffre e dei tanti umani strani che ci circondano, col parrucchino e gli stivali. Narra del il mondo che amiamo o odiamo per quel che di strano e folle ci regala. Perciò si riscontra tanta voglia di vivere la vita in queste filastrocche, alcune impreziosite da disegni molto belli. Usa anche la matita e i colori per illustrare ciò che la tecnica descrittiva non può esplicitare: elfi e strani personaggi.

Per cogliere qualche esempio del testo che si può trovare nella sezioni amore, a partire da Il sasso filosofico in poi, sono tutte visioni per la maggior parte oniriche e prettamente introspettive, chiaramente con forti influssi psicoanalitici junghiani. Ho citato la sezione amorosa perché è la più intensa ma anche le altre sono costruite col medesimo archetipo.

Citerei in particolare sette filastrocche (tre della sezione amorosa, altrettante della sezione Favolesvelte dell’evoluzione ed una della penultima sezione Favolesvelte nere.)

La filastrocca d’apertura IL SASSO FILOSOFICO E IL FIORE

C’era una volta un piccolo sasso

che giù dal monte in basso

nel mezzo di un prato tutto fiorito

laggiù-proprio in fondo-fino al fossato

dove un bel fiore di colore rosso

si stava lisciando il petalo mosso.

Mosso dal vento, il fiore cantava

canzoni d’amore e Amor sognava.

“Eccomi qui!” disse tosto quel sasso.

“Ti appaio forse un pochino gradasso

ma se son caduto, è il destino

a volerlo: ecco, lo vedi, il cammino

del moto muove, infatti, anche il fisso.

Ora ha mosso l’immoto-questo sasso

dal monte -ed io, sasso, starò col fiore

per cercare insieme un ponte d’amore.

Siamo coppia un po’ strana, eppure

a te offro adesso le mie buone cure:

l’ombra, il riposo ed anche il riparo

perché tu, fiore, mi sei già caro.”

Il fiore arrossì, divenne più rosso

e amò quel sasso caduto nel fosso.

A pag. 49 IL MATRIMONIO

L’incontro amoroso tra il Sole e la Luna

non avviene molto spesso ma una volta

ogni tanto, come adesso, lei è piena

di lui, e lui nel suo abbraccio l’ha accolta.

Non avviene molto spesso, come adesso

che i due s’incrocino sopra il mio tetto.

Per fortuna, chè ogni volta che fan sesso

trema il palazzo nell’abbraccio perfetto.

Sole e Luna son “momento eccezionale.”

Non tutti i giorni tu ed io siamo in cucina

a cucinare effetti da sesso astrale-

ma le parole che tu mi scrivi ogni mattina

sono favola avvolta che dice noi due.

A te-proprio te-dono una filastrocca

perché pazienza e attenzione sono le tue

carte al Sole, ed io son Luna che oro tocca.

A pag. 61 PERSEFONE

Cara amica perché ti lamenti?

Hai scelto tu stessa la tua sorte:

Regina di paure e tormenti

per sei mesi l’anno tu sei Morte.

Nell’attimo stesso in cui hai ingoiato

quei tre chicchi più rossi del sangue

col Re infernale hai suggellato

il vincolo che ti rende esangue.

Sorella, tu hai altri sei mesi

per tornar donna sulla terra.

I tuoi giorni son come archi tesi

sovrana spezzata che oggi erra.

A pag. 96 IL GATTO CHE VOLEVA VOLARE

C’era una volta un bellissimo gatto blu.

Milù era scuro come la notte sul mare

era cielo lucido, un manto senza stelle.

Quasi luce risplendeva il suo buio pelo.

Milù si arrampicava sul tetto, più su

sempre più su: saltando, voleva volare.

Desiderava toccare la Bella tra le belle

andare sulla Luna per strapparle il velo.

Forse l’astro argenteo, il celeste bijou

può rendermi allegro, può rischiarare

il mio umore triste, come le caramelle

colorate nei barattoli, le mele sul melo.

Potrà amarmi? Lei ama la notte, il blu

del cielo in cui lei stessa abita, le rare

sfumature. La Luna mi sorride, sorella

del Sole, amante lontana…ecco

Volo!

…”

Milù si ritrova sul prato: è caduto giù.

Fino al mattino se ne starà a miagolare

poi ternerà da me verso l’alba, monella

mattiniera, con i sogni di un gatto solo.

A pag. 104 LE OMBRE SUL MURO

Ombre brevissime e sagome lunghe

ombre smunte vanno ondeggiando lievi.

Ombre nerissime, grigie e opache

ombrette fuoriuscite dalla brace.

Ecco le ombre vere cercate di notte

da quella fatina sconsiderata.

Con la sua bacchetta in rosso fuoco.

Il fuoco scoppiettante, esuberante.

Lucciola brillante è il lume fioco

che coglie l’aurora con i miei racconti

di ombre che sul muro son danzanti.

Tu dormi, bambino: è giunta l’ora!

Dormi adesso

e poi dormi ancora!

A pag. 193 ED MONDO, la più poetica.

Il signor Ed Mondo scrive frasi e poesie

sui tovaglioli al bar della mia stazione.

Lui è un vagabondo con mille fantasie

ma ha perduto il filo della direzione

in cui i treni vanno e si scorda l’orario

preciso di un diretto o di un Regionale.

Il signor Ed Mondo abita sul binario

di doppi sensi in narrazione corale

fatta di pezzi di pizza e di cartacce

fuori dai bidoni della spazzatura.

Son storie di scorci di gambe e di facce

immagine passata, visione futura.

Ed Mondo, lui conosceva a menadito

il tempo dei treni, chè seguiva ogni via

sopra il tabellone, indicando col dito

al viaggiatore perduto dentro la follia.

Ecco qui ad esempio un suo appunto un po’ unto

uscito dal mio tovagliolo di carta:

“La stazione è il nostro vitale riassunto:

un passaggio prima che Morte riparta.”

A pag. 201 LA PALLA CON GLI OCCHI

La palla con gli occhi

del negozio di balocchi

occhieggia, è speranzosa

ma ancora no, non osa

balzar dallo scaffale

temendo di farsi male.

La palla con gli occhi

dice: “Io non ho sbocchi.

La vita qui è noiosa

ma fuori non é cosa…”

Osserva lungo il viale…

lacrima amara sale…

perché agli otto rintocchi

chiude il mondo di balocchi.

Nel silenzio della notte

le vetrine sono rotte.

Nello scempio della notte

la palla, un po’ per sfizio

viene presa a calci e pugni

uccisa con i suoi sogni.

Filastrocche scelte con cura in un registro stilistico originale e personalissimo (certo questi dettagli non sminuiscono il valore dell’opera che è notevole) filosofeggiando su svariati aspetti delle vicende umane, in un dettato limpido e preciso che si avvale del dono d’una penetrante forza di pensiero intriso di forti influenze junghiane (com’è, del resto, la formazione psicoanalitica di Valeria Bianchi Mian). Volume da leggere a poco a poco ed ovunque gustandone l’affascinante afflato poetico, descrittivo e, se così si può denominare, poliedrico.

Libro assolutamente da non perdere.

Marco Galvagni

Bocca illuminata

Le feci io il primo,

vivace passo su questa terra rosata

con un acuto vagito di bimbo

donandole orchidee all’infinito-

sfavillanti come la neve,

ardenti come il sole di mezzogiorno.

Il gallo alle porte d’aurora

avrà frantumato il tappeto della notte

su rulli di vivacità.

Non si leverà tanto presto il capo

verso il sole che si adorna

ma si occulterà dietro gli occhi.

Si leverà poi verso una lama di luce

la tua bocca più vorace d’una mimosa,

bocca celata dietro a ciglia asciutte-

presto si occulterà dietro agli aghi di pino

dispensando sogni nel silenzio-

collana spezzata da parole ribelli.

Un’altra bocca per giaciglio,

amica di erbe febbrili,

selvaggia e buona creata per me

e per nessun altro-

bocca immemore d’ogni linguaggio.

Bocca già illuminata dai miraggi della neve.

Come roccia e come gallo

Battevano le campane della neve

in un dicembre fra i nostri segreti

tu m’infondevi coraggio

con te ogni annata sarà lieta-

l’alito di pesca delle mie labbra

sarà l’avventura d’un elemento primario.

Solo per quest’anno

serberemo la resistenza di giovinezza,

la nudità dell’erba

dei tuoi occhi luminosi-

presto sentirò le tue labbra dischiuse

in tre minuti d’acqua cristallina.

Come roccia e come gallo,

un gallo simile a un incendio d’oggi

è un frullo di colori

la luce folgorante

babele d’antica memoria

per dissipare pene e sonno agitato.

Mi muovo a stento nell’ombra

quanto basta a disegnare il cielo

per raccogliere nidi di piacere,

il lieve tocco delle mani di seta,

nidi di carezze aguzze come la serpe

ciò che basterà per trovare baci di velluto.

Dea di luna

Fuggii come un marinaio

dal diario dei pensieri

d’un vascello dorato

rinunciando per te, amore mio,

a porti con mille labbra da baciare

ricevendo missive affrancate con filigrana straniera.

Perché è la tua ora, dea di luna,

ora dell’odor di nardo

fuoriuscito da un giardino di roseti.

Di rado cade pioggia,

timida come crepe di specchi,

il cielo è fisso come un vetro.

In te nasce e si ordina

il tempo dell’amore,

con tentacoli di medusa

tocco i focolai del corpo:

la pelle di rame, miele,

fino a suggere sudore celeste.

Lambisco gli alberi d’oro

che caddero nel mio fiume,

germina il desiderio,

volendoti porre al collo di panna

una corona intrecciata d’alloro

corro al letto nel giglio vespertino.

Nelle tue labbra vi é il cielo

La luce di quest’aurora

è un tonfo di palme

gioco esaltante di domande

assenza di rischio di rifiuti-

per le vicende del giorno

la parete perderà i suoi ciottoli.

La luce di quest’aurora

i seni spogli dei miei sguardi

gli olezzi multipli d’un mazzo di fiori

dalle rose ai ciclamini

passando attraverso i girasoli,

la viola del pensiero.

Il rumore delle pietre,

della risacca del mare-

sfiora anse di rena in cui ci stendiamo

frante dal bagnasciuga del frangiflutti.

Il miele della tua pelle, la fragranza del pane

dalle orchidee delle stelle scendono gabbiani implumi.

La luce di quest’aurora

fiamma che ti rigenera

nasce verde e muore d’erba.

I primi balbettii di felicità

furono sotto veli di rugiada.

E nelle tue labbra vi è il cielo.

La legge del tuo sorriso

E’ stata la tua legge del sorriso

a trasmutare in fronde le foglie del pianto,

un movimento fiorito di luce

a far cadere dal cielo fili dorati

come la leggiadria della tua chioma.

Al primo raggio le tue orbite percorrono

deserti e vulcani, sei però rosa selvatica

la cui essenza mordi piangendo

perché il seme del tuo ovario cadde nella terra-

presto aspirerai profumo di gelsomini

decidendo nell’estate imminente

il colore del nostro oceano complice della schiuma.

Riposa la tua schiena morbida,

il mappamondo del tuo petto,

i petali profumati della tua forma di dea,

entra femminea nei miei sogni-

solo allora sento che scendi dall’albero ombroso,

che passa dal mio amore la cascata del cielo,

e che tu, essendo fiamma di fuoco minerale,

mi concedi il ramo imprescindibile e vita d’oro.

Forse tu, compagna, sei figlia dei riflessi delle stelle e delle fiamme,

rammento come uscisti dalle foglie del fuoco,

sei ancora pane della selva, cenere del grano e dell’orzo.

Amore mio, mia forte colomba, mia stella di sabbia

con la sicurezza d’una stirpe di carta,

giunta alla guerra della mia anima bruciante,

marcerò ora e sempre in quella selva circondato d’animali feriti

accordando i passi al mio delirio

perché ormai svetta la cupola della tua torre.

Il mondo da una mongolfiera

Scappa attraverso il paesaggio rupestre,
capelli frumento e occhi marroni,
fra le fronde e le carezze del vento
gambe tornite in calze di sabbia,
immemore in tutti i veli di ruscelli.
Ultimo palpito s’un volto trasfigurato.

Nella placidità del suo corpo
avanza una sfera di neve,
sulla pelle un neo di silenzio.
Le sue mani, archi canori
frantumano ogni luce d’alba.
Nella sua dimora conta i minuti.

Per la sua stella,
esplosa nell’aria d’aprile,
per regalarsi gli occhi, per vivere giunti
sino alle praterie in fiore,
per regalarsi immenso amore
per donarsi le iridi all’ultimo secondo.

Per dormire nella luna
in quattro pupille, il sole nelle medesime.
Un amore fra le labbra-un vago uccello
adorna i campi, i boschi,
le strade e il mare.
Bella come il mondo da una mongolfiera.