Al primo raggio d’oro

Stamane, al primo raggio d’oro,

ho riempito di baci le tue guance

lambendo la tua dolce seta.

Ogni aurora dall’aria sottile

amo salutarti con una carezza delle mie labbra,

tu timida e confusa rispondi, rosse le gote tue.

Tra un bacio e l’altro l’inesprimibile nulla

come quando colsi il tuo fiore

in un crepuscolo velato da aghi di pioggia

fra trecce grigie e rosate di nubi

d’un cielo specchio dei nostri destini

in giorni dapprima tetri e bigi-

si snodarono nell’ansa dei nostri segreti

in drappi di pennellate che io davo

in grafemi al cielo dei desideri.

Tutto attendendo il primo bacio

profumato delle rose dell’aurora

dove felici ci saremmo ricongiunti

feriti d’amore dagli aghi di pino

o bagnati di passione da carezze di rugiada

rotolandoci innamorati nell’erba

e le sottili note di canto per te

son diventate la dolce storia

della lingua tramutata in favola d’amore

ora che m’appartieni come le stelle alla notte

e sei il velluto di terra su cui pongo le orme,

ogni boccata d’aria che respiro.

Un autunno di tigri all’agguato

Saremo giunti con un dardo nel petto

in un autunno di tigri all’agguato

della nostra fragrante pelle di miele,

un olezzo d’inaccessibile cute

desiderando annusare sudore verde

ci ritroveremo nell’umidità dei baci.

Mia compagna d’infinite, palpitanti visioni

come minacciosi rintocchi di campane,

puledra dai fianchi snelli che vorrei toccare

dal canto del sorriso di stella-

in un futuro paesaggio di foglie ingiallite

ci inumideremo le labbra invase dalla sete.

Lì sono i tuoi occhi odoranti di selvaggina,

di fulmine che trapassa pareti-

hai denti che mordono mele di sangue,

le tue mani graffiano il sole ghermendolo,

i piedi di pioggia, imbuti d’ombra,

son fiori dall’olezzo di mimose.

Mi spii con labbra carnose

scalfisci le pietre, l’oro e l’argento,

cresce l’aerea rete di pensieri,

la tua scorza-non vi è distanza né rame.

Vorrei toccare in un palpito le tue morbide mani

e far cadere crepitando il vellutato fiore brunito.

Un’alba di neve

In un’alba di neve, bagnata da un sogno e da aghi di pioggia,

un’alba di miracolose resurrezioni di farfalle,

tu, prima stella da qui all’infinito,

sei avvolta in una carezza di luce –

io felice per averti trovata

fra le crepe di uno specchio.

Sbagliando strada ma arrivando lo stesso alla neve

in quell’inverno vestito di sorrisi 

appena accarezzato  il colore dei nostri pensieri

era come se già piovessero –

per un incantesimo triste della brezza del tempo- 

i primi fiocchi del nostro ultimo arcobaleno.

Torino

Torino, città amica con stelle

di plastica e luna di rugiada-

le tue pupille infiammate,

il loro fuoco non virtuale

riflettono il tuo sorriso,

sono la canzone delle alghe.

Le macchie della luna

ammiccanti fra drappi d’astri

in cui sei quello che risplende

lusingata da orbite grevi-

i seni torniti, le natiche sode

si dischiuderanno nell’eco della volta.

In un sorso d’acqua vivo

lei avrà i primi, morbidi palpiti

ornata da torpide pellicce.

E’ donna di semplicità oceanica,

insondabile come una vetrina abbagliata,

polvere impalpabile nell’edera del crepuscolo.

Mai m’abbandonerà e non sarò solo,

non m’appunterà il frangente del “no”

perché possiede vivacità macchinale,

l’irreperibile dolcezza azzurra-

saranno dieci minuti di baci sfregiati,

avrà i gemiti incessanti del fiore brunito.

Un solo zampillio

Apparteniamo ai greti

dei ruscelli più lieti.

Conosciamo il limbo del fiume

più acceso delle praterie fiorite.

Viviamo in un solo zampillio,

apparteniamo al porto più felice.

Lontani i fiori avvizziti delle vacanze altrui

avanza appena un’ombra di paesaggio,

si eclissano le strettoie della libertà-

portone che s’è dischiuso con un chiavistello.

Speranza ci logorava

in una città impastata di carne e miseria.

Caleranno nel vermiglio crepuscolo

sul tuo volto le palpebre del sole-

sipario dolce come la tua pelle

dagli aromi di velluto

nella salubre vegetazione di boschi e uccelli,

diafana più delle lame di luce dell’alba.

Sono i baci, le carezze

a misura di noi stessi,

più oltre tutto è macerie.

La nostra gioventù si denuda e sogna,

l’erba s’arriccia in sordina

su strati innocenti di terriccio.

Quando incrocio i tuoi occhi

Capelli dorati come il cielo che fa da manto.

Quando incrocio i tuoi occhi

finestre spalancano le braccia,

tovaglie di neve sfavillano.

Si schiudono i desideri dell’infanzia

per la bramosia cantata in sordina.

Quando incrocio i tuoi occhi

ogni ombra di tema svanisce,

si dissolve il veleno dell’erba dei campi.

Dai rovi nelle ruderi dei templi

sortiscono frutti di fuoco vermigli,

il mosto della terra annega le api.

Quando incrocio i tuoi occhi

si svuota lo spazio siderale,

le onde lambiscono i bagnasciuga

i leoni, le cerve, le colombe

tiepidi d’aria pura

mirano nascere la nostra primavera.

Quando incrocio i tuoi occhi

le pareti scottano di nuova vita,

dentro il nostro letto di natura

è eretto d’innocenza,

sempre più nuda e schiava

d’un eterno gioco di foglie.

Sul lungofiume

Piante maggiori

coinvolte nel fuoco,

bionde o brulle, bruma o rugiada,

fiori estremi maledetti.

I tuoi seni di grazie accettate,

risate fra gli alberi, corse affannate.

Sono venti d’uragano.

Uragano che protegge le sue creature

frantuma steli di luce

assegna erbe agli insetti

nelle fumate dell’autunno,

nelle ceneri dell’inverno.

Randagia dalla fronte spianata,

il suo cuore, i suoi occhi-

è un astro,

le sue orbite palesano i pensieri:

trapuntati veleggiano in un gruzzolo di luce

nel tepore della stagione delle rondini.

Sul lungofiume di ramature

palpebre dischiudono intriganti occhi nocciola

dal bagliore dell’eco del fuoco.

Sul lungofiume dalle labbra umide

sognando la tua anima d’ombra

svanisce ogni assedio di pena.

Sotto il cielo dei tuoi occhi

Sotto il cielo dei tuoi occhi

vi è l’accolta di nuvole delle tue palpebre

entro le quali orbitano

occhi nocciola stellati

intarsiati di pagliuzze dorate.

Sono il sole dei miei desideri

e la luna dalle macchie di sogno

che intrigante ammicca

alle velleità di farti mia

in nozze eterne come le onde marine.

Saremo in sincronia

come i più belli pettirossi del sottobosco

e ce ne andremo mano per mano

cogliendo gigli e ciclamini.

Il bocciolo di rosa

Il bocciolo di rosa

pregno di olezzi inebrianti

come il più bel ciclamino del sottobosco,

unico come una perla rara,

sceso dalle costellazioni solo per me-

regina di cuori

scissa fra due amori.

Alla fine, per una magia,

sarai mia, dea rara

dai capelli marroni e gli occhi nocciola

venuta ad allietare la mia vita.

Festeggeremo con un armonico saliscendi

l’amore mai sopito

ma rinato con un incantesimo segreto.