Quando incrocio i tuoi occhi

Capelli dorati come il cielo che fa da manto.

Quando incrocio i tuoi occhi

finestre spalancano le braccia,

tovaglie di neve sfavillano.

Si schiudono i desideri dell’infanzia

per la bramosia cantata in sordina.

Quando incrocio i tuoi occhi

ogni ombra di tema svanisce,

si dissolve il veleno dell’erba dei campi.

Dai rovi nelle ruderi dei templi

sortiscono frutti di fuoco vermigli,

il mosto della terra annega le api.

Quando incrocio i tuoi occhi

si svuota lo spazio siderale,

le onde lambiscono i bagnasciuga

i leoni, le cerve, le colombe

tiepidi d’aria pura

mirano nascere la nostra primavera.

Quando incrocio i tuoi occhi

le pareti scottano di nuova vita,

dentro il nostro letto di natura

è eretto d’innocenza,

sempre più nuda e schiava

d’un eterno gioco di foglie.

Sul lungofiume

Piante maggiori

coinvolte nel fuoco,

bionde o brulle, bruma o rugiada,

fiori estremi maledetti.

I tuoi seni di grazie accettate,

risate fra gli alberi, corse affannate.

Sono venti d’uragano.

Uragano che protegge le sue creature

frantuma steli di luce

assegna erbe agli insetti

nelle fumate dell’autunno,

nelle ceneri dell’inverno.

Randagia dalla fronte spianata,

il suo cuore, i suoi occhi-

è un astro,

le sue orbite palesano i pensieri:

trapuntati veleggiano in un gruzzolo di luce

nel tepore della stagione delle rondini.

Sul lungofiume di ramature

palpebre dischiudono intriganti occhi nocciola

dal bagliore dell’eco del fuoco.

Sul lungofiume dalle labbra umide

sognando la tua anima d’ombra

svanisce ogni assedio di pena.

Sotto il cielo dei tuoi occhi

Sotto il cielo dei tuoi occhi

vi è l’accolta di nuvole delle tue palpebre

entro le quali orbitano

occhi nocciola stellati

intarsiati di pagliuzze dorate.

Sono il sole dei miei desideri

e la luna dalle macchie di sogno

che intrigante ammicca

alle velleità di farti mia

in nozze eterne come le onde marine.

Saremo in sincronia

come i più belli pettirossi del sottobosco

e ce ne andremo mano per mano

cogliendo gigli e ciclamini.

Il bocciolo di rosa

Il bocciolo di rosa

pregno di olezzi inebrianti

come il più bel ciclamino del sottobosco,

unico come una perla rara,

sceso dalle costellazioni solo per me-

regina di cuori

scissa fra due amori.

Alla fine, per una magia,

sarai mia, dea rara

dai capelli marroni e gli occhi nocciola

venuta ad allietare la mia vita.

Festeggeremo con un armonico saliscendi

l’amore mai sopito

ma rinato con un incantesimo segreto.

La cupola della nostra torre

Fra ombre di corallo,
scendono dalla tua folta
capigliatura corvina,
s’annida come spuma

l’estate bollente
dei giochi d’amore
consumati sul bagnasciuga.

E’ un’aurora azzurra fra noi,
iridescente come le pagliuzze
dei tuoi occhi ambrati,
velata di speranza di miele
ch’io avido suggo.

Sarà roseo il nostro futuro
ed io, mordendo come una mela
le tue natiche sode
nelle notti scarlatte,
svetterò come la cupola
della nostra torre.

L’unico astro del mio emisfero

Nelle notti a giacere giunti
sei l’unica stella
fuoriuscita dalla fuliggine
del camino ad illuminare
l’intera dimora.
Sei nel rosa del dì
e nel buio coi copricapi
delle stelle fuoco che sfavilla.
Giammai ci lasceremo,
donna d’amore oceanico
coi capelli di Sole
e le pagliuzze iridescenti
dei tuoi ramati.
Perché sei l’unico astro
del mio emisfero.

Il mondo da una mongolfiera

Scappa attraverso il paesaggio rupestre,
capelli frumento e occhi marroni,
fra le fronde e le carezze del vento
gambe tornite in calze di sabbia,
immemore in tutti i veli di ruscelli.
Ultimo palpito s’un volto trasfigurato.

Nella placidità del suo corpo
avanza una sfera di neve,
sulla pelle un neo di silenzio.
Le sue mani, archi canori
frantumano ogni luce d’alba.
Nella sua dimora conta i minuti.

Per la sua stella,
esplosa nell’aria d’aprile,
per regalarsi gli occhi, per vivere giunti
sino alle praterie in fiore,
per regalarsi immenso amore
per donarsi le iridi all’ultimo secondo.

Per dormire nella luna
in quattro pupille, il sole nelle medesime.
Un amore fra le labbra-un vago uccello
adorna i campi, i boschi,
le strade e il mare.
Bella come il mondo da una mongolfiera.

Premio Speciale della Giuria nel Concorso Internazionale Le Occasioni-Ossi di Seppia

alla memoria di Eugenio Montale Premio Nobel per la letteratura nel 1975.

Il silenzio acuto del mattino

a mio padre

Ho annodato
a ciottoli levigati
il fluire dei miei ricordi.
Forse era l’aurora cremisi
che si specchiava nei solchi
delle rare onde,
forse la magia
del silenzio acuto del mattino.
Forse la quiete infinita
ed il confluire d’umane speranze
tipici d’ogni alba
in qualunque angolo del mondo.
Forse un po’ di tutto ciò
mischiato all’amore per la vita:
e noi in simbiotica armonia
su quei greti ci trovavamo,
padre,
ed era l’acuto silenzio
delle nostre illusioni,
la genesi
delle nostre buone intenzioni.
Era la folgorante attesa
d’un alito di luce
a farci muovere, padre,
laddove ormai sono avanzate
poche manciate di rena
e l’acqua ha reso canute
persino le amiche conchiglie.

Pubblicata dalla rivista nazionale Poesia nel 2000.