“Luce d’aurora” contiene liriche sull’amore, cantato da Galvagni in modo mai banale: il poeta ci incanta con un caleidoscopio di emozioni che si compongono e scompongono in una sorta di visione onirica seppure legata ad elementi di concretezza, primi tra tutti quelli della natura a cui attinge a piene mani, rivendicando attraverso di essi, la passionalità ed l’impeto amoroso verso l’amata. L’eleganza formale e il riferimento agli aspetti materiali della natura e della donna trovano una sorta di sublimazione e rarefazione che rendono ogni lirica un gioiello prezioso, cesellato con dovizia di figure di significato e di suono. Basta leggere pochi versi per rendersene conto: Sei una goccia di luce/caduta dal cuore dell’universo/con intensi bagliori di stelle,/…terra di papaveri e baci (la spada di ossidiana pag 58)
La donna diventa una sorta di divinità panica, presente in ogni aspetto della natura: per questo, per la sensualità e per la ricercatezza dell’espressione, ci ricorda D’Annunzio. Nello stesso tempo essa si muove in un’atmosfera di indefinitezza dell’aspetto fisico tanto da sembrare quasi un’entità divina:dunque incarna tutte le qualità fisiche e morali che una donna può possedere, celebrata con la levigatezza dell’espressione e con suo obnubilarsi nella natura. Galvagni canta la donna,l’amore e la natura più che limitarsi a celebrare l’amore in senso stretto. Tutto sprigiona vitalità, in una specie di immedesimazione nei colori,forme e odori della natura e,con il suo ardore apollineo, è un innamorato in cui la vita pulsa in lui con la pienezza del suo richiamo.l’amata è luce d’aurora in quanto artefice della rinascita alla vita e dell’atto creativo della parola poetica. Lasciato da parte il ritegno, il poeta celebra con dovizia la sua passione amorosa e i componimenti di questa silloge sono da leggere tutti per assaporarvi la fusione di sfere sensoriali dove vista, tatto, udito, gusto, olfatto si confondono nel rito d’amore.
Gabriella Paci