Fuoco che sfavilla

Scalfisco l’avorio dei denti

con una magnolia

intessendo la rete

di ciclamini del bosco.

Colei che cinge le mie spalle

è la regina dei laghi, dei mari,

delle anse degli scogli

in cui passeggeremo giunti nella rena.

Per le gocce cadute dal cielo

non c’è primavera rosata

ma ecco la donna di cui incrociai gli occhi,

mi sorrise in un’eco di gioia

e nella danza delle foglie,

girando come un orologio i calendari,

la colgo nella cute madida

dopo essersi sciolta la chioma-

dapprima un bagliore nel silenzio

poi stella scesa dal turchino,

fuoco che sfavilla.

Pubblicato da Marco Galvagni

Poeta, saggista e critico letterario.

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