Scalfisco l’avorio dei denti
con una magnolia
intessendo la rete
di ciclamini del bosco.
Colei che cinge le mie spalle
è la regina dei laghi, dei mari,
delle anse degli scogli
in cui passeggeremo giunti nella rena.
Per le gocce cadute dal cielo
non c’è primavera rosata
ma ecco la donna di cui incrociai gli occhi,
mi sorrise in un’eco di gioia
e nella danza delle foglie,
girando come un orologio i calendari,
la colgo nella cute madida
dopo essersi sciolta la chioma-
dapprima un bagliore nel silenzio
poi stella scesa dal turchino,
fuoco che sfavilla.