
5,0 su 5 stelle Un lasciarsi cullare dal ritmo delle immagini
Recensito in Italia il 25 ottobre 2025
La poesia di Marco Galvagni si colloca in un sentimento che è insieme adorazione e distanza, celebrazione e mancanza: la figura della donna amata, quasi una musa luminosa, è raffigurata come un ideale che attrae e scintilla, ma resta al contempo al di là della presa, quasi irraggiungibile.
In quest’orizzonte poetico, ciò che colpisce è il modo in cui Galvagni trasforma l’amore in paesaggio interiore e in natura viva, ricco di colori, immagini visive e vegetazioni simboliche.
La natura diventa metafora della condizione amorosa: fiori, praterie, mare, vento, aurora. Ecco che una goccia nel vento o un tappeto d’erba assumono un peso simbolico: non sono più solo ambienti esterni, ma luoghi dell’anima dove vive il desiderio, l’attesa o la celebrazione. Il movimento poetico è fluido: l’amato / poeta osserva, contempla, sogna.
Galvagni sembra suggerire che l’amore, quando diventa ispirazione, trascende l’ordinario e assume qualità epica e simbolica: non è solo “trovare” ma “cercare”, non solo “avere” ma “essere in relazione” con un altrove. E in questa tensione risiede la sua forza poetica.
Per chi desidera leggere versi che parlino di attesa, di bellezza, di quel misto di luce e malinconia che spesso accompagna l’amore non consumato ma sempre vivo, Galvagni offre un’esperienza lirica intensa.
Suggerirei di leggere queste poesie in momenti di silenzio, lasciandosi cullare dal ritmo e dalle immagini, più che cercare una “narrazione” tradizionale: qui l’emozione sta nella visualizzazione, nella sensazione che il verso suscita.