Le tue mani di pioggia

Alba senza ritorno fra membra assopite

riflesso simmetrico di donna fulva,

le iridi ramate di donna leggiadra

la chioma fluente del grano

le amorevoli mani e i seni aguzzi

non vincono la iattura d’amarti.

Fai parte dell’eco

delle crepe dello specchio

della stanza e della città.

Ci siamo divisi in due parti

la tua l’avevi votata a me-

la mia te la consacrai.

Le tue mani di pioggia su occhi bramosi,

fioritura feconda,

passeggiavo per radure dove una coppia si baciava-

eravamo io e l’angelo profumato.

Cirri di sereno, torpide primavere,

estati dalla gonna rialzata.

In un mattino di sughero

lei ha arrestato la corsa

in un campo di girasoli.

Tutto ciò che ho voluto

è stata un’armatura prescelta fra le macerie

dell’aurora più cesellata.

Pubblicato da Marco Galvagni

Poeta, saggista e critico letterario.

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