Saremo giunti con un dardo nel petto
in un autunno di tigri all’agguato
della nostra fragrante pelle di miele,
un olezzo d’inaccessibile cute
desiderando annusare sudore verde
ci ritroveremo nell’umidità dei baci.
Mia compagna d’infinite, palpitanti visioni
come minacciosi rintocchi di campane,
puledra dai fianchi snelli che vorrei toccare
dal canto del sorriso di stella-
in un futuro paesaggio di foglie ingiallite
ci inumideremo le labbra invase dalla sete.
Lì sono i tuoi occhi odoranti di selvaggina,
di fulmine che trapassa pareti-
hai denti che mordono mele di sangue,
le tue mani graffiano il sole ghermendolo,
i piedi di pioggia, imbuti d’ombra,
son fiori dall’olezzo di mimose.
Mi spii con labbra carnose
scalfisci le pietre, l’oro e l’argento,
cresce l’aerea rete di pensieri,
la tua scorza-non vi è distanza né rame.
Vorrei toccare in un palpito le tue morbide mani
e far cadere crepitando il vellutato fiore brunito.