Torino, città amica con stelle
di plastica e luna di rugiada-
le tue pupille infiammate,
il loro fuoco non virtuale
riflettono il tuo sorriso,
sono la canzone delle alghe.
Le macchie della luna
ammiccanti fra drappi d’astri
in cui sei quello che risplende
lusingata da orbite grevi-
i seni torniti, le natiche sode
si dischiuderanno nell’eco della volta.
In un sorso d’acqua vivo
lei avrà i primi, morbidi palpiti
ornata da torpide pellicce.
E’ donna di semplicità oceanica,
insondabile come una vetrina abbagliata,
polvere impalpabile nell’edera del crepuscolo.
Mai m’abbandonerà e non sarò solo,
non m’appunterà il frangente del “no”
perché possiede vivacità macchinale,
l’irreperibile dolcezza azzurra-
saranno dieci minuti di baci sfregiati,
avrà i gemiti incessanti del fiore brunito.